La nuova legge bavaglio della quale nessuno parla distruggerà l’ultima libertà residua

urlNon so quanti di voi ricordino la legge bavaglio che Berlusconi intendeva portare in atto (non riuscendoci). Si trattava della legge sulle intercettazioni. La preoccupazione del cav era quella di fermare il fiume di intercettazioni che lo stava travolgendo. Le telefonate di Bari con Gianpaolo Tarantini e quelle di Napoli con Valter Lavitola non dovevano divenire pubbliche. Le sanzioni, per i disobbedienti potevano portare fino a sei mesi di reclusione. Il Berluska si difese affermando che la nuova normativa avrebbe dovuto avere il compito di porre fine a un sistema di abusi che in tanti anni ha di fatto cancellato il nostro diritto alla privacy. Ma gli eroi della libertà di espressione non si trovarono d’accordo col provvedimento e scesero in campo valorosamente. Numerosi vip, rettori univesitari, intellettuali e giornalisti fecero una stretta opposizione apparendo su media e social imbavagliati e denunciando l’ennesimo tentativo del cav di soffocare la libertà di un paese messo messa a repentaglio dalle smanie di potere di quella che era definita la nuova dittatura. Marco Travaglio e soci -ricorderete- si fecero paladini dell’informazione pluralista in difesa della tanto sacrosanta Costituzione. Tranquilli oggi siamo in democrazia: i servizi segreti hanno ancora il pieno diritto di intercettare chiunque paia a loro. Anche voi, che magari siete onesti e incensurati, ma avete avuto la sciagurata idea di aprire qualche blog o pagina Facebook contro il sistema o magari più semplicemente usate telefoni cellulari e internet per lamentarvi del governo o delle banche. Ebbene, lorsignori sapranno sempre cosa fate, cosa dite, dove andate e pure chi vi tagga su Facebook. Tuttavia ci si chiede ancora dove si “nasconda” il boss dei boss Matteo Messina Danaro (…). Forse i boss hanno metodi più intelligenti di comunicare.. Ovviamente occorre sottolineare che anche voi altri  bravi e tranquilli cittadini contribuite a tale operazione con i vostri soldi,  che vengono impiegati per compiere le intercettazioni degli insofferenti e scellerati cittadini che -se lorsignori riterranno opportuno- possono anche essere rese pubbliche. Questa è democrazia! Mica tutti si chiamano Giorgio Napolitano le cui telefonate gli italiani non dovevano conoscere, e che il governo, per mano del ministro della Giustizia Andrea Orlando, fece di tutto per tenere nascoste. Il ministero, infatti, aveva inviato ispettori a Palermo per far sì che le telefonate rimanessero segrete. Il gip di Palermo, Riccardo Ricciardi, distrusse le conversazioni nel carcere dell’Ucciardone, dove erano conservati i file. Il via libera fu dato dalla Cassazione, che ha ritenuto “inammissibile” la richiesta di alcuni di ascoltare le telefonate. Dopo la sua rielezione al Quirinale, Napolitano ebbe il sollievo di vedere la chiusura della storia delle  intercettazioni del Colle con l’ex ministro Nicola Mancinoregistrate nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia(clicca qui) Un sesto senso infallibile quello dell‘ex magistrato, Antonio Ingroia, che annunciò tempo fa di scrivere un libro sull’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia; disse di voler rendere pubbliche,  trasformandole in romanzo, le intercettazioni che la Corte Costituzionale ha ordinato di distruggere. A partire dal settembre del 2016, infatti come vedremo la verità potrebbe essere messa nero su bianco non sottoforma di cronaca, ma novellistica alla quale ognuno sarà libero di credere o meno. Non avrete bisogno di inviare quindi  centinaia di e-mail ai blog di informazione alternativa in cui scrivete: “Vogliamo più fonti, quelle citate non provano abbastanza la vostra tesi, ne vogliamo di più!”. Ci mancherebbe: non crederete certo ai “complottisti”, credete pure a Renzi a Draghi a Napolitano. Proprio mentre nel totale silenzio dei media sta per passare la nuova legge bavaglio per chiudere il becco e isolare definitivamente qualsiasi organo attivo di informazione non allineata al sistema. Non ci può non chiedere dove dove sia oggi quel “Popolo Viola”. “Viola e non rosso” dicevano, perchè il loro attivismo non era assolutamente ascrivibile al comunismo.

VIOLA DAY: IN PIAZZA IL POPOLO DELL'OPPOSIZIONEVi ricordate di quei ragazzotti che organizzavano No-B Day? Il primo, lanciato all’indomani della bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale? Quei paladini della libertà che presidiavano davanti Montecitorio chiedendo le dimissioni del cav, all’epoca un pericolo per la democrazia, le cui manifestazioni in piazza raccoglievano 300mila persone? Oggi nessun popolo viola, né verde, ne giallo si mobilita contro il Bavaglio al web. La legge presentata sotto le false spoglie di lotta al cyberbullismo, prevede anche 6 anni di carcere per i blog scomodi. Il provvedimento sta per passare nell’assoluto silenzio e nella totale indifferenza del popolo vacanziero italiota.

Premessa della Redazione di Antimassoneria.altervista.org

Testo in basso tratto da Libreidee.org 

Sei anni di carcere per i cittadini, i blogger e le testate che pubblichino anche una sola informazione in grado di violare i dati personali o di ledere l’onore e la reputazione di qualsiasi soggetto, (anche se si tratta di personaggi pubblici NDR) con confisca del telefono, del computer e rimozione del contenuto obbligatoria. È questa la novità di agosto (in realtà del 27 luglio) della proposta di legge C 3139 (prima firmataria la senatrice Dem Elena Ferrara) che, con l’accordo di tutte le forze politiche, eccetto alcuni parlamentari di opposizione che ne hanno contestato l’applicazione, verrà votato dalla Camera a partire dal 12 settembre prossimo. La norma che dovrebbe occuparsi di cyberbullismo, quindi teoricamente di tutela del minore, transitando alla Camera, con i relatori Dem Micaela Campana e Paolo Beni è divenuta, con i profondi ritocchi dei relatori e della Commissione riunite Giustizia e Affari sociali, una vera e propria norma ammazza-web, che riguarda anche e soprattutto ogni maggiorenne che si affaccia alla rete Internet. E sì, perché diversamente dalla disposizione originaria approvata anche dal Senato, che era incentrata principalmente sulla tutela del minore, il testo uscito il 27 luglio,  è stato completamente stravolto, divenendo una norma repressiva sul web a tutti gli effetti. Le Commissioni hanno approvato diversi emendamenti tra i quali questo testo: “2-bis. Ai fini della presente legge, con il termine ‘cyberbullismo’ si intende qualunque comportamento o atto, anche non reiterato, rientrante fra quelli indicati al comma 2 e perpetrato attraverso l’utilizzo della rete telefonica, della rete internet, della messaggistica istantanea, di social network o altre piattaforme telematiche. Per cyberbullismo si intendono, inoltre, la realizzazione, la pubblicazione e la diffusione on line attraverso la rete internet, chat-room, blog o forum, di immagini, registrazioni audio o video o altri contenuti multimediali effettuate allo scopo di offendere l’onore, il decoro e la reputazione di una o più vittime, nonché il furto di identità e la sostituzione di persona operate mediante mezzi informatici e rete telematica al fine di acquisire e manipolare dati personali, nonché pubblicare informazioni lesive dell’onore, del decoro e della reputazione della vittima”. Nel testo e nelle altre disposizioni scompaiono i riferimenti ai minori al fine di delimitare l’ambito di applicazione della norma. In base a questa questa, qualsiasi attività, anche isolata (e quindi effettuata anche una sola volta), compiuta dai cittadini anche maggiorenni sul web conferisce la possibilità a chiunque (altra innovazione portata dalla Camera) di ordinare la cancellazione di contenuti, salva la possibilità che questa attività venga ordinata dal garante privacy. E chi non si adegua? Rimozione e oscuramento dei contenuti e sanzione sino a 6 anni di carcere. In pratica le attività di critica sui social network, attraverso blog o testate telematiche, farà scattare la possibilità di richiedere la rimozione del contenuto, dell’articolo, del messaggio, di qualsiasi cosa insomma sia presente sul web, con la possibilità di far bloccare il contenuto anche rivolgendosi al garante privacy.

Un blog scomodo, una commento troppo colorito sul forum, una conversazione un po’ ardita tra maggiorenni su Whatsapp, qualsiasi pubblicazione di dati a opera di maggiorenni, qualsiasi notizia data su un blog o su una testata, e che riguardano maggiorenni, ricadranno in quella definizione e saranno oggetto di possibile rimozione. Da Facebook a Whatsapp ai blog tutto viene inserito nella furia iconoclasta del legislatore pronto a punire le attività peccaminose dei maggiorenni sul web. Con buona pace del cyberbullismo sui minori che è divenuto un elemento del tutto residuale della norma. Un bavaglio in piena regola. Per essere sicuri che chiunque potesse essere assoggettato a sanzione i relatori personalmente hanno pensato bene di far approvare una nuova norma (l’articolo 6 bis della proposta) che prevede per tutti i cittadini la possibilità di essere sanzionati con un reato che prevede il carcere fino a 6 anni, e – si badi bene – la confisca di tutto quanto sarebbe servito per commettere il reato.

Dal momento  12 settembre la Camera potrebbe varare definitivamente il testo uscito dalle Commissioni. C’è tempo fino all’8 settembre per emendamenti. Con la speranza che settembre non porti con sé, insieme al fresco, anche la prima norma liberticida per il web del 2016.

-Redazione Antimassoneria.altervista.org-





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