Turchia: lo strano golpe scongiurato in una convulsa notte d’estate

urlE’ possibile un golpe ai danni di Erdogan, soprannominato” il sultano”? In un paese, la Turchia che fa parte della NATO? Un paese in splendidi rapporti con i neocons USA, che per amore della pace e dialogo con Israele ha dimenticato l’assalto piratesco della Mavi Marmara, del 2010, in cui le forze armate israeliane piombarono sulla nave che portava aiuti a Gaza ammazzando nove attivisti? Un paese che è in buoni rapporti con USA ed Israele alla quale ha perdonato la strage del convoglio, ma anche così amico della Merkel alla quale fa il favore “di tenersi i profughi” in cambio di una modesta offerta di danaro (riceve tre miliardi di euro e ne ha chiesti altri tre aggiuntivi). Insomma la Turchia di Erdogan è in buoni rapporti con tutti anche con quei poco socievoli squadroni dell’ISIS dalla quale acquista amichevolmente ingenti scorte di petrolio. Solo quei cattivoni di Bashar Al Assad e Vladimir Vladimirovic Putin, Erdogan non sopporta, e all’amicizia il sultano ci tiene. Non per nulla ha reso un servizio ai suoi amici facendo abbattere un  Su-24 russo da un F-16 turco al confine siriano il 24 novembre 2015. Insomma potrebbe essere verosimile un golpe in un paese “benedetto” da codeste amicizie influenti? Certo che no! Le ipotesi si sono ridotte ad essere solo due, soprattutto in seguito all’intervento di Obama, in cui si dichiara dalla parte di Erdogan:  un sultano “sacrificato”, per far ricadere la colpa magari sulla Russia; oppure -ancora più verosimilmente- un piano architettato per legittimare la pretesa del governo ad avere sempre maggiori poteri. Ciò che farebbe ridere se non ci fossero di mezzo milioni di innocenti sarebbe il fatto che Erdogan, mentre i TG di mezzo mondo lo davano in viaggio in cerca di asilo politico chi verso Berlino, chi verso Londra, chi ancora verso il Qatar, lanciava messaggi al popolo, invitandolo a scendere per strada e magari a morire per  manifestare in favore della “democrazia”. Non sarebbe stato male un centinaio di morti tra i civili per rendere ancora più drammatica la sceneggiata. Tutto ciò mentre i golpisti assicuravano che il potere era già in mano loro; mentre venivano oscurati i canali TV e i social, e mentre Erdogan si collegava per lanciare questo accorato messaggio alla nazione via smartphone.

url-1E’ stato solo un sogno di una notte di mezza estate. Al nostro risveglio abbiamo ritrovato il sultano più arzillo che mai e ben saldo al potere: il nemico della demokrazia era già stato abbattuto nel golpe più fulmineo della storia. Durissima l’accusa di Deniz Baykal, ex segretario del partito repubblicano Chp e personaggio di spicco della politica turca. Secondo Baykal, infatti, il tentativo di colpo di stato sarebbe il mezzo con cui il presidente vuole ampliare le proprie competenze e acquisire così poteri esecutivi.

“Erdogan ha organizzato il tentativo di golpe per cambiare la Costituzione e realizzare l’anelato presidenzialismo”

Un soldato turco trucidato e decapitato sul ponte del Bosforo da islamisti sostenitori di Erdogan.

Un soldato turco trucidato e decapitato sul ponte del Bosforo da islamisti sostenitori di Erdogan.

Proponiamo in questo articolo la seguente intervista pubblicata sul Corriere della Sera in data 16 Luglio 2016. Antonio Ferrari

Che cosa è avvenuto realmente in Turchia? Un golpe?
«Beh, golpe è una parola grossa. Al massimo potremmo definirlo un minigolpe improprio, a scoppio anticipato».

Perché non credi al golpe?
«Primo: perché nella mia vita professionale ho visto tutto e il contrario di tutto, ma un golpe di sole quattro ore non avrei mai potuto immaginarlo, neppure nello stato libero di Bananas. Secondo, ci sono retroscena quasi inquietanti, quantomeno improbabili».

Puoi raccontarli e spiegarli?
«Parto dalle notizie accertate. Ho conosciuto la Turchia trentasei anni fa, e vi sono tornato regolarmente. Ho intervistato tutti i leader politici, compreso il carismatico Recep Tayyip Erdogan, con il quale una volta ho litigato.Tanta frequentazione mi ha consentito di tessere importanti rapporti personali. Insomma, ho fonti credibili e preziosissime. Anche venerdì sera, per telefono, mi hanno messo in guardia».

In che senso?
«Mi hanno fatto capire: attenzione, può essere una sceneggiata. Domani Erdogan sarà più forte di oggi».

Ma ci sono stati circa 200 morti…
«Sì, ma — scusate il cinismo — il bilancio delle vittime è simile a quello dei morti di Ankara durante la manifestazione pacifista. Credete che importi a Erdogan?».

Insomma, cos’è accaduto?
«Noi giornalisti, spesso per vanità o per attrazione fatale della prima Repubblica, tendiamo a preferire l’articolessa e i banali ghirigori old style, sottostimando i fatti. Ma sono i fatti, la sana cronaca, occhi attenti, umiltà e una mente attrezzata a ragionare a fare la differenza. Non mi sono sfuggite e non ne ho ridotto la portata, notizie e informazioni degli ultimi mesi dalla Turchia. La nomina di un nuovo capo del governo, Binali Yildirim, fedelissimo di Erdogan. Personalità grigia ma capace. Improvvisamente il presidente ha aumentato la pressione militare sui curdi in armi del Pkk, intensificando la repressione più violenta. E Yildirim ha annunciato, a tappe ravvicinate: primo, la pace con Israele dopo la rottura seguita all’assalto contro il convoglio navale pacifista turco, al largo di Gaza, costato 9 morti; secondo, una lettera di scuse di Erdogan a Putin, e la pace fatta con la Russia dopo l’abbattimento del cacciabombardiere di Mosca nei cieli della Siria; terzo, la mano tesa al regime siriano, cioè mano tesa a Bashar al Assad, che fino al giorno prima il presidente turco avrebbe fatto ammazzare: al punto che il sultano faceva affari con i tagliagole dell’Isis (petrolio di contrabbando),e portava armi agli estremisti islamici siriani, a partire dal sedicente Stato islamico; quarto, rilancio del ruolo della Turchia nella Nato e amicizia perenne con gli Usa».

D’accordo, ma il golpe o minigolpe che c’entra?
«A questo punto abbandoniamo il binario dei fatti comprovati ed entriamo in quello delle ipotesi, supportate però da forti indizi. Le Forze armate turche erano in agitazione, in opposizione a Erdogan, accusato di molte nefandezze: repressione della libertà di stampa, bugie sui profughi, rifiuto di partecipare attivamente alla coalizione internazionale contro il terrorismo. Ma la bassa forza, molti colonnelli e graduati minori non avevano realizzato che gli alti comandi si erano avvicinati al sultano».

Questa bassa forza era pronta ad agire in proprio?
«No, ma era influenzata da Fetullah Gulen, il predicatore sunnita che vive in esilio negli Usa. Un islamico visionario e moderato, amico anzi quasi fratello di Erdogan — o almeno del primo Erdogan. Fu Gulen a spalancare al futuro sultano le porte delle fondazioni più influenti. Gulen è miliardario, controlla scuole, università, ha radici nella magistratura, nei servizi segreti, nella polizia, ed è molto popolare tra i soldati. Forse, i tempi del minigolpe sono stati quelli di una prova di forza».

(Fethullah Gulen,è un musulmano sunnita, ma allo stesso tempo massone “razionalista”. Risulta affiliato sin dagli anni ’70 alla Gran Loggia di Turchia. E’ in ottime relazioni con gli ebrei oltre che entusiasta dell’Unione Europea.  Vive negli Stati Uniti. La sua fortuna si aggira intorno ai 20 miliardi di dollari. Nota della Redazione)

Innescata da chi?
«Non mi stupirei che la miccia sia stata accesa dallo stesso Erdogan o dai suoi fedelissimi».

Vuoi dire che potrebbe essere un «golpe fasullo»?
«Esattamente. Le mie fonti turche hanno sostenuto questa possibilità».

E il viaggio aereo di Erdogan nei cieli d’Europa?
«Temo che qualcuno, compreso qualche collega, abbia confuso Erdogan con Ocalan. Il leader del Pkk Abdullah Ocalan, che ho intervistato nella valle della Bekaa, fu cacciato dalla Siria e vagò nei cieli in cerca di asilo politico, prima d’essere catturato dai turchi e condannato all’ergastolo. Pensate possibile che Erdogan lanci un appello al popolo invitandolo a scendere nelle strade e di proteggere il Paese, mentre vola su Francoforte, pronto a scendere a Berlino per inginocchiarsi davanti a Merkel supplicando asilo politico? E magari, dopo il no di Merkel, pronto a virare su Londra per comprendere le intenzioni della neopremier May? Ma per favore, solo a pensarci mi vien da ridere. Amici e colleghi, questo è il risultato di non conoscere ciò di cui si parla, magari sbraitando scemenze in un salotto televisivo».

Quindi, secondo te, dov’era il presidente?
«In vacanza, a Marmara. È salito sull’aereo diretto ad Ankara, poi ha preferito dirigersi a Istanbul, avendo saputo che c’erano migliaia di persone ad attenderlo, assonnate ma festanti. Fine del golpe, quattro ore dopo. Ma per cortesia, siamo seri finalmente».

Per te, insomma, è quasi una farsa?
«Se non ci fossero i morti, direi di sì».

Ma a chi ha giovato questo minigolpe, come lo hai chiamato?
«A Erdogan. È molto più forte. Magari spera di avere i voti per cambiare la Costituzione, e trasformare la Turchia in una Repubblica presidenziale».

La tua opinione?
«Spero di no, soprattutto per i miei amici turchi. E per i miei colleghi che in quel Paese rischiano ogni giorno la prigione. Se non peggio».

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Intervista di Antonio Ferrari tratta dal Corriere della Sera 16 Luglio 2016

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