Con quale coraggio infangate il medioevo?

MEDIOEVO ROMANTICOLA VITA NEL MEDIOEVO
Siamo in una mattina di mille anni fa. Ore 6 del mattino, le sveglie non esistevano ancora. Suona la campana, si aprono gli occhi, ci si alza dal letto e si fa tre volte il segno della croce, affidando a Dio la giornata. Ci si lava il viso e si va nella Chiesa gremita del villaggio per la messa mattutina. Dopo la messa ha luogo la prima colazione, dopodichè ognuno si avvia verso la sua occupazione. Gli artigiani aprono la loro bottega, i medici iniziano il loro giro, gli strilloni iniziano a percorrere le strade della città annunciando il carro del merciaio ambulante, gli ortolani escono verso la campagna, le massaie danno gli ordini alle serve o alle figlie per la cucina, il bucato e le altre faccende.. MODA MEDIOEVOAd animare le strade provvedono poi strilloni pubblici, banditori e messi del Comune, uomini che trattano i loro affari per le vie e le piazze e mercanti che vengono da altre terre. Le strade cominciano alla buon’ora ad animarsi: animali domestici passano indisturbati, gli artigiani e i mercanti espongono la loro mercanzia. Gran parte dei lavori si svolgono all’aperto, le botteghe comunicano con la strada e così le case. In strada si può acquistare di tutto: il pesce, tenuto in apposite vasche; carne, esposta sul banco del macellaio sotto la loggia o presso la sua bottega dove fanno bella mostra anche insaccati e carne secca; la verdura; il pane, ma anche mobili, utensili da cucina, attrezzi, stoffe, scarpe, calze suolate, sparsi al suolo o sui banchi degli artigiani presso le loro botteghe. (clicca qui)

url-2Sempre all’aperto e soprattutto nelle piazze cittadine si ascoltano le parole dei predicatori; le storie e i canti dei giullari che narrano le avventure dei cavalieri e dei paladini; le virtuose vite dei santi, anch’esse avventurose. Le vie dei villaggi sono sempre piene di vita, di voci, di rumori e anche di animali che vi si aggiravano indisturbati, quali oche, galline, cavalli, asini e muli, e maiali. Spettacoli dei saltimbanchi con i loro giochi di prestigio, bestie ammaestrate, tutto ciò faceva parte della società medievale. Non si vedevano persone correre verso la metropolitana, o liti nel traffico. Nella società medievale ci si incontrava al mercato, ci si salutava si scherzava. Giunta l’ora di pranzo ognuno rientrava a casa. La preparazione dei pasti era qualcosa che richiedeva tempo e dedizione, non esistevano OGM, né il pericolo di ritrovarsi pesticidi o altri veleni vari nei propri cibi. Dopopranzo ognuno si organizzava per rilassarsi e riposarsi; non esistevano social networks né televisione, nè qualsiasi altro mezzo di alienazione, quindi si poteva dar spazio alle relazioni umane: si facevano delle chiacchiere con i vicini, si raccontavano storielle, si parlava in famiglia.
BANCHETTIArrivata la sera ci si comincia ad organizzare per accendere il fuoco. Solo pochi attaccabrighe o briganti uscivano dopo cena. I bagni pubblici, luogo tipico degli incontri amorosi e della prostituzione, sono ormai pochi. La visione cristiana del mondo e delle relazioni e il dominio di sé avevano preso il sopravvento sulla concupiscenza e sulle pulsioni selvagge insite nell’essere umano. Certamente l’uomo medievale non è meno peccatore di altre epoche, ha soltanto più chiaro il senso del peccato ed è più consapevole che ha bisogno di essere salvato da Dio, che si è incarnato attraverso la compagnia della Chiesa. Anche nel medioevo si trovavano i ladri, gli adulteri o i libertini che si abbandonavano a stili di vita tutt’altro che cristiani, ma tuttavia esisteva qualcosa nel profondo a scuotere le coscienze.

LA CONCEZIONE ESCATOLOGICA

vita quotidiana nel medioevo
Villaggio medievale

La più grande paura dell’uomo medievale consisteva nella disgrazia di morire di morte subitanea, senza sacramenti né adeguata assistenza spirituale. L’uomo medievale concepisce la realtà in rapporto con la dimensione ultraterrena, con il Mistero, con l’infinito, in una prospettiva escatologica, concepisce la sua vita come un pellegrinaggio. L’uomo non solo si sente appartenente a un credo comune, a un ideale, ma vive concretamente all’interno di una comunità, che è rappresentata dalla corporazione, dal paese, dalla chiesa, ma soprattutto dalla famiglia. (clicca qui)
L’uomo medievale conosce le proprie mancanze; sa che dovrà morire; sa che un giorno si ritroverà davanti al giudizio divino; sa che dovrà molto pregare e riparare i propri peccati per poter essere degno di partecipare alla sorte dei santi del cielo. Comprende che il peccato anche se proprio non riesce a farne a meno rimane un problema personale che dovrà risolvere. Abbiamo storie di re e di principi che una volta vecchi, consci di essere vicini alla dannazione eterna, per riparare i propri peccati andavano a sgobbare come plebei, costruendo chiese o facendo opere di carità. L’uomo moderno al contrario, anche a novant’anni, e quindi a poco tempo dal giudizio finale, preferisce impasticcarsi di viagra, incurante sia del peccato che della morte: impenitente sino alla fine vivendo il male come fosse un diritto. Non è una società cristiana, ma non è neppure atea, in quanto l’ateo se non altro si è interrogato e ha cercato di darsi delle risposte (seppur sbagliate) alle proprie domande. Il più spirituale degli uomini di oggi si illude di potersi reincarnare in un altro corpo dopo la morte per poter tornare a perpetrare le malefatte di cui in questa vita si è fregiato. Queste sono le consolazioni della religione del nulla dell’uomo moderno.

L'uguaglianza e la fraternità medievale
Un Angelo tra le varie classi sociali. Il concetto medievale di uguaglianza e la fraternità: uomini, donne, ricchi e poveri uniti dagli stessi ideali

L’uomo medievale non arrivava a vivere oltre i sessant’anni, ma non era l’elisir di lunga vita (terrena) ad interessarlo, ma la vita eterna promessa da Cristo.

Nella società medievale tutti erano legati da un unico fine, da un’unica fede e dalla certezza di un mondo migliore dopo la morte. Non esistevano discussioni teologiche, non esisteva soggettivismo.(seppur anche nel medioevo troviamo eretici, seppur in numero assai inferiore a quello di oggi)

Una volta indette le crociate, furono molti a precipitarsi in Terra Santa per liberare i luoghi santi dall’invasione islamica. Si trattava spesso signori, di principi, eredi al trono e non di delinquenti, arrivisti o briganti come la stampa e la letteratura giudaico-massonica si sforzano falsamente di far credere.

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Nascita di Gesù a Betlemme

Perchè si correva a combattere in Terra Santa? Già da quattro secoli i maomettani aveno invaso quei territori che erano divenuti cristiani, facendo stragi degli abitanti del luogo, decapitazioni, deportazioni negli harem per le donne, conversioni forzate. Il papa aveva stabilito che chi andava in Terra Santa otteneva l’indulgenza plenaria dei propri peccati. Molti che erano partiti erano consapevoli di non poter più fare ritorno. Ma ciò che importava era ottenere il perdono dei propri peccati e la certezza di poter ottenere il paradiso. E’ molto difficile cercare di far comprendere il concetto della vita e della morte dell’uomo medevale all’uomo moderno che si sforza di vedere un appagamento materiale dietro qualsiasi iniziativa dell’uomo del passato, interpretrando le sue azioni alla maniera materialista. Soprattutto per chi è immerso nella vita edonistica e consumistica di oggi, è impossibile cercare di capire i concetti e le motivazioni che spingevano l’uomo medievale alla penitenza e alla mortificazione.

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Francescani benedicono il villaggio

Nella vita medievale, invece il mondo celeste è sempre presente. I suoi abitanti dialogano con Dio come se lo vedessero. Le autorità civili si preoccupavano di garantire la concordia con Dio; speciali provvedimenti ordinavano affreschi rappresentanti la Vergine e i Santi. Contro i pericoli era necessario prendere provvedimenti, recarsi spesso in Chiesa, una messa era considerata un’azione valida per scongiurare pestilenze o condizioni metereologiche sfavorevoli. Per l’uomo medievale, una novena è più efficace di cure e medicine per guarire da una malattia; gli stessi farmacisti erano bene consapevoli del limite dei loro rimedi, infatti nelle botteghe di farmacisti e speziali si potevano trovare ex-voto di cera, che rappresentavano la parte del corpo guarita grazie all’intercessione di un Santo e che il fedele deponeva sulla tomba del protettore in segno di riconoscenza.

E SE LA SOCIETA’ MEDIEVALE FOSSE MIGLIORE DI QUELLA DI OGGI?
Al suono della parola “medioevo” a molti verranno in mente scene sadiche di torture e roghi, scenari cupi e angoscianti. Ma come può essere definita buia, l’epoca che ha dato la vita a grandi poeti, re e cavalieri? A grandi grandi Santi come San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, di Sant’Antonio di Padova, San Tommaso d’Aquino, San Bernardo Chiaravalle, Santa Rita da Cascia e tutte le altre creature più nobili che siano mai esistite sulla faccia della terra? Queste figure erano percepite dalla sensibilità popolare e dalla cultura dominante come figure ideali, cui improntare la propria vita. Modelli che oggi sono stati sostituiti da rockstars, divi di Hollywood, occultisti, sessuomani e drogati.
Il medioevo fu un’epoca gloriosa da tutti i punti di vista da quello spirituale a quello filosofico. Furono successivamente gli Illuministi che iniziarono a vilipendere oltraggiare “l’Epoca Cristiana”. I giacobini, sebbene si definissero “intellettuali” non hanno avuto scrupolo non solo nel causare milioni di morti ma anche di distruggere molte opere d’arte risalenti al medioevo, in piena affinità con i comunisti e con l’ISIS.

(In basso basiliche e castelli di età medievale)

Le società barbare le riconosci subito: sono quelle che odiano l’uomo, al punto di voler distruggere  il suo passato per poter distruggere il suo futuro.
Tutt’oggi i lavori dei liberi muratori massoni sono in corso per cancellarne il più piccolo ricordo della gloriosa civiltà cristiana. Guardando le costruzioni e il meraviglioso patrimonio artistico che i nostri predecessori medioevali ci hanno lasciato è chiaramente impossibile concepire la fede cristiana come una tortura per uomini.

Sono molte le opere d’arte e i dipinti medievali di cui abbiamo la possibilità di ammirare. Cerchiamo di esaminare l’aspetto psicologico di tali opere, paragonandole a quelle di epoche successive.

L’ ARTE NEL MEDIOEVO E LA REINTERPRETAZIONE DELL’UOMO MODERNO
Nell’arte medievale la prima cosa che salta all’occhio è l’armonia dell’uomo nel mondo. Vediamo immagini di contadini e operai al lavoro. I colori vivaci e la composizione armoniosa ci comunicano un grande senso si tranquillità. Nell’arte del medioevo un gatto è un gatto, un uomo è un uomo, una donna è una donna. Quadri raffinguranti scene di vita quotidiana, sposi o innamorati, numerose immagini di corteggiamenti amorosi la dicono lunga sul rapporto uomo-donna dell’epoca che viene dipinto come romantico e armonioso. Sono numerosissimi inoltre le raffigurazioni di nascite di bambini o lieti eventi: vediamo i soggetti portare a compimento il loro destino con naturalezza e serenità.

Nell’arte del medioevo non troviamo paranoie, né psicosi. Troviamo il soggetto perfettamente a suo agio con la sua natura e nel mondo alla quale fa parte. A partire già dal Rinascimento i colori si incupiscono, la luce diventa sempre più radente e drammatica. L’uomo rinascimentale è tornato solo, vive per se stesso, ha perso la dimensione comunitaria. Seppure con Caravaggio si raggiungerà una precisione artistica fotografica di notevole bellezza, non possiamo non notare il vuoto interiore cominciare a far capolino.

Ma è dopo la Rivoluzione Francese e negli anni dell’Ottocento che vediamo il più completo disorietamento dell’uomo. E’ infatti a partire da quest’epoca che sulle tele degli artisti cominciano a comparire uomini con teste di animali; zombie; scenari onirici talvolta strampalati; figure sacre dissacrate; demoni che interloquiscono con esseri umani.

Con il maggiore dilagare di dottrine gnostiche ecco apparire la donna ritratta in nudi sempre più spinti; si moltiplicano raffigurazioni di donne con in mano teste di uomini; donne con serpenti al collo; donne vampire che azzannano uomini, incubi e paranoie varie.

Un caos interiore totale, che Evard Munch espleterà nella sua opera più famosa, l’ “Urlo. Oggi l’arte possiamo dire che non esiste più: ciò che è considerata arte è a ben vedere un affronto all’arte stessa. Rappresentazioni che hanno come soggetto donne che si masturbano con crocifissi, oppure crocifissi immersi nell’urina dell’ “artista”; opere teatrali in cui vengono buttati secchi di sterco su quadri raffiguaranti il volto di Gesù, come nel caso della rappresentazione teatrale “il Concetto del Volto del Figlio di Dio” di Romeo Castellucci. Precisiamo che il Volto di Gesù dello spettacolo in questione è una meravigliosa riproduzione del dipinto di Antonello da Messina databile al tardo medioevo (1465-1475 circa) “ l’artista moderno”, non avendo più nè il senso del sacro, che elimina automaticamente in senso della bellezza, ha potuto aggiungere  solo ciò che gli è rimasto, la cacca! Infatti l’arte è l’esteriorizzazione di ciò che si ha nel cuore. Pare che l’artista di oggi non sappia più raffigurare nulla se non urina, cessi o sterco

(In basso la non arte moderna, le immagini più rivoltanti ve le risparmio: crocifssi nell’urina, ratti e pisciatoi che evocano la figura della Madonna e il quadro di Antonello da Messina immerso nello sterco: un affronto non solo alla fede, ma all’arte stessa!)

Si verrà tacciati di oscurantismo se si considera bella e piacevole per l’occhio l’arte di Antonello da Messina e delle meraviglie artistiche di età medievale, e ripugnante i ratti e il letame? Sarà considerato reazionario chi spontaneamente reagirà turandosi il naso nel percepire il tanfo? Giudicate voi..

Un altro confronto confronto tra la Societas Christiana e la moderna società di satana, in cui quest’ultima ne viene fuori con le ossa rotte, viene dalla rappresentazione teatrale riguardante la vita di un’altra eroica e virtuosa icona medievale che la società odierna non potrebbe mai partorire: stiamo parlando di Giovanna D’Arco.

Nel Dicembre 2015, alla Scala di Milano è andata in scena la rappresentazione teatrale basata sulla vita della pulzella d’Orleans. La regia è stata affidata all’ebreo Moshe Leiser. Secondo la chiave di lettura del regista, Giovanna era andata a letto con re Carlo e per autopunirsi va sul rogo.

La pulzella d'Orleans Giovanna d'Arco
La pulzella d’Orleans Giovanna d’Arco

Il regista spiega che Giovanna come qualsiasi jihadista integralista avrebbe scelto tale destino per mancanza d’amore (sesso s’intende…): “Io penso che Giovanna, i jihadisti, o di tutti gli altri che non possono avere l’amore qui sulla terra, è una cosa molto mortifera”. (!!). Maurizio Blondet aveva giustamente osservato a tal riguardo: “l’alto senso è: chi è religioso, jihadista, è perché non scopa. Fatelo scopare e guarirà”. Chi avrebbe fatto pubblicamente le considerazioni di Leiser fino a pochi decenni fa? Soprattutto uno che vanta velleità artistiche, anche se ebreo, si sarebbe vergognato. Non per questioni religiose, ma per un minimo di cultura generale! Non avrebbe mai potuto ridurre la gloriosa Giovanna D’Arco, ad una sfigatella sessualmente repressa che va a letto con il re, (?!) che finì sul rogo a causa del suo estremismo e autolesionismo dovuti alla cultura sbagliata (cattolica) che le hanno inculcato i genitori!
Con quale coraggio, viene da chiedersi, si definisce il medioevo “era buia”? Come si potrebbe pensare al medioevo come ad un’epoca barbara osservando ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato confrontandoli con le opere e all’aridità dell’uomo di oggi? Ecco la storia dell’uomo ridotto ormai ad un’ombra, ad un essere informe e manipolabile, imbruttito, privo ormai del senso del bello, della sua identità, dei suoi valori e della sua vera natura. url8Secondo il laicissimo giornalista e scrittore Massimo Fini i tempi bui sono iniziati proprio adesso altro che medioevo, ecco quanto asserisce: “I Greci, grazie a Pitagora, a Filolao e ad altri straordinari scienziati e pensatori, avevano una teoria della meccanica che gli avrebbe permesso di costruire macchine molto simili alle nostre. Ma non lo fecero. Perché intuivano o capivano che andare a modificare e replicare la Natura è pericoloso. Il delirio di onnipotenza dell’uomo, provocava l’invidia degli Dei e quindi la conseguente punizione. Avevano conservato il senso del limite. Ma perfino Bacone, che è considerato uno dei padri della rivoluzione scientifica, afferma: “L’uomo è il ministro della Natura ma alla Natura si comanda solo obbedendo ad essa Gli orrori del presente, partoriti dalla mente dei vari Frankenstein, non sono che un pallido fantasma di ciò che ci aspetta nel futuro. Faremo parecchi passi avanti sulla strada della cosiddetta “modernizzazione”, come la possibilità di una donna di autofecondarsi prendendo gli elementi essenziali dell’embrione dal proprio corpo”. L’emancipazione della donna, secondo i progetti dell’èlite proseguirà quindi, fino ad arrivare a far a meno non solo delle storie d’amore, ma anche del contributo dell’uomo per la fecondazione (clicca qui)

LA DONNA DEL MEDIOEVO
6Nel medioevo, ogni donna viveva felicemente la sua condizione occupandosi della casa e della famiglia, come se questo fosse un privilegio e non una condanna o una schiavitù, ma non solo donne di casa come vedremo.

I rimedi e medicinali confezionati in casa erano monopolio delle donne; responsabili della salute dei figli imparavano le virtù delle erbe tramandandone la conoscenza alle loro figlie. Spesso sono le donne ad intervenire con pratiche di tipo medico su molte malattie femminili; le donne assistono i parti, praticando talora anche tagli cesarei, specialmente se la madre muore durante il parto prima che il bambino sia uscito dal suo ventre, accudiscono il neonato e se necessario gli somministrano medicine.
Donne madri e mogli dedite alla famiglia, o oggetto di venerazione di spasimanti? Non solo. Nel XII secolo; soprattutto in Francia, vediamo donne a capo di territori, signore feudali a tutti gli effetti, con alle loro dipendenze vassalli e cavalieri che giurano fedeltà nelle loro mani, che presenziano quando esse “tengono corte”, ovvero presiedono un tribunale per giudicare le controversie.
damaÈ anche grazie a questa presenza femminile nella classe dirigente feudale che la società del loro tempo si raffina e diventa un po’ meno brutale; i castelli si trasformano in centri di cultura, nei quali vengono accolti intellettuali e poeti. Anzi, spesso è proprio la castellana, la domna, la dama, la “signora”, a presiedere i circoli poetici.
Anche la teoria che le donne fossero intrappolate in braghe di ferro (cintura di castità) alla partenza dei propri mariti per le crociate è un’invenzione creata ad hoc per infangare il medioevo. Non ci sono prove di tali affermazioni: nessuna delle fonti sulle Crociate, nemmeno da parte musulmana o bizantina, fa mai riferimento a questa pratica. Al contrario, Anna Comnena, nella sua Alessiade, sottolinea come, all’indomani dell’appello di papa Urbano II nel 1089 per difendere il Santo Sepolcro e i Cristiani di Gerusalemme dalle vessazioni dei Turchi, non sono solo gli uomini a mobilitarsi, ma anche le donne alla quale fu persino consentito seguire i mariti nei “pellegrinaggi armati”, come vengono chiamate all’epoca le Crociate; a volte intere famiglie di alto lignaggio partono per la Terra Santa.

url-1Le testimonianze e i documenti dell’epoca confermano che la cintura di castità fosse il nodo con cui sono legati sia la camicia del cavaliere che la cintura della dama, infatti, richiama i tre nodi che si vedono sulle cinture di tessuto portate dai novizi degli ordini religiosi. Il nodo e la fibbia che rappresentano il legame tra i due innamorati saranno anche il mezzo che permetterà loro di ritrovarsi alla fine della storia. (La cintura di castità clicca qui).

Nel medioevo, nasce un tipo di amore completamente nuovo, in cui non è più la donna a spasimare e a languire nell’attesa dell’amato, ma in cui è l’amante a dover umiliarsi innanzi all’amata. E’ la donna il motore della vicenda, la detentrice dell’amore, causa scatenante e insieme premio delle gesta che sono la vita stessa del cavaliere. È con le armi, dunque, che il cavaliere prova la fedeltà alla sua signora, assoggettandosi al “servizio d’amore” ed esaltando così l’amata attraverso il valore dimostrato combattendo per lei. La dama è colei che educa l’amante alla cortesia, colei che ingentilisce l’innata brutalità del guerriero.

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la professoressa Christine de Pinzan

LA CULTURA AL FEMMINILE
Studiando l’epoca medievale troviamo anche moltissime prove e documenti di quanto fosse fondamentale per le donne dell’epoca, l’istruzione, l’apprendimento delle scienze, dell’arte, dell’astronomia, della filosofia, della medicina e della cultura in generale. Le donne nel medioevo erano anche medici e ostetriche di re e regine come nel caso del re di Francia Luigi IX nel dodicesimo secolo.
Fra documenti medioevali troviamo storie di donne intelligenti erudite ed emancipate, non oseremo chiamarle precorritrici delle femministe moderne, che tutto hanno fatto tranne rendere onore alla figura femminile. Il medioevo vede numerosissime donne distinguersi per la loro intelligenza e il loro genio. Abbiamo notizie della professoressa e scrittrice Christine de Pizan; Novella d’Andrea, anche lei professoressa; della poetessa Eleonora d’Aquitania; di Beatrice di Dia autrice di poemi e canzoni; la filosofa Cleopatra (da non confondersi con l’omonima regina d’Egitto) alla quale è attribuito un trattato chiamato Chrysopoéia; la dottoressa e ginecologa Trotula…Abbiamo le autobiografie di Sante come Beatrice di Nazareth, che scrisse un trattato mistico in Fiammingo, “Le Sette Maniere di Amare Santamente”. Solo per citare alcuni nomi.

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Donne letterate del medioevo

Il termine magistra nasce nelle scuole monastiche femminili. Le nobili famiglie approfittano spesso e volentieri dell’istruzione di prim’ordine che un monastero femminile può fornire, e quello di farvi studiare le figlie fino all’età del matrimonio diventa una pratica diffusa. La cosa più sorprendente, però, è che i monasteri femminili accolgono anche i maschietti, almeno per l’istruzione cosiddetta “elementare”. Il termine magistra, tuttavia, può anche indicare, molto più semplicemente, maestre di scuola o istitutrici, Le magistre erano spesso insegnanti private di futuri nobiluomini e nobildonne.

Per non parlare del bel gruppetto di donne docenti all’Università di Bologna, corporazione di studenti, dunque popolata in buona parte da laici e dove mogli e figlie di maestri hanno modo di insinuarsi.
Le donne, nel medioevo sono anche creatrici e inventrici. Questa loro prerogativa è conosciuta e rispettata dagli uomini. Spesso, anzi, soprattutto nell’Alto Medioevo, all’interno dell’aristocrazia laica sono più le donne che gli uomini ad aver ricevuto un’educazione letteraria di un certo livello, essendo l’educazione maschile prevalentemente militare. Nel medioevo, anche le donne del ceto mercantile in molti casi sanno leggere, scrivere e far di conto, proprio per essere in grado di gestire gli affari di famiglia insieme ai mariti o in loro assenza.
L’esclusione delle donne dal mondo della cultura si compirà in realtà solo nel XV secolo con la nascita dell’epoca rinascimentale, tanto osannata da illuministi e modernisti, figlia dell’eresia protestante e del soggettivismo che frantumerà pian piano il concetto di società cristiana. (clicca qui)

I CONTRIBUTI DELLA CHIESA ALLA SCIENZA

03-00100170 - ASTROLOGI MEDIEVALI E GEOMETRI AL LAVORO, 15 SECOLO, GLI UOMINI HANNO DETTO DI ESSERE EGIZIANI, RIPETENDO LA CLASSICA E MEDIEVALE CREDENZA CHE LE SCIENZE MATEMATICHE, INCLUSA L 'ASTROLOGIA, SONO STATE SCOPERTE DAGLI EGIZIANI, ORIZZONTALE, COLORE, CONCEPT, DIPINTO, QUADRO, DISEGNO, 210005353 $$$ Medieval astrologers and surveyors at work, 15th century.  Medieval astrologers and surveyors at work, 15th century. The men are said to be Egyptians, repeating the classical and medieval belief that the mathematical sciences, including astrology, were discovered by the Egyptians.
ASTRONOMI MEDIEVALI E GEOMETRI AL LAVORO

Carlo Magno esorta i religiosi a creare scuole gratuite per tutti in cui non si faccia differenza alcuna tra i figli dei servi e i ricchi. Protegge i monasteri, e ne favorisce la nascita di nuovi, affinchè fossero centri esemplari di diffusione della fede cristiana ma anche centri della cultura presso il popolo. Carlo Magno decreta che nel regno si coltivino la scienza medica oppressa dalle pratiche magiche e dalla superstizione; la musica e il canto gregoriano. Ma la decisione che più contribuisce allo sviluppo delle arti e delle scienze è quella di chiamare alla corte di Aquisgrana una schiera di dotti da ogni parte d’Europa, con loro fonda l’Accademia Palatina che egli stesso frequenta. Insomma è proprio vero quello che dice G. Samek Lodovici in questo dossier: “la Chiesa e gli ecclesiastici hanno dato grandi contributi e slancio alla scienza e alla tecnica”.
Il medioevo  vede nascere le Nazioni, è l’epoca in cui si sviluppano le università, in Italia ne sorsero molte, alcune di esse hanno continuato fino ad oggi ad avere un ruolo di primo piano. Amore per la cultura e per i malati. Con il Cristianesimo le sofferenze dei malati divennero un tema centrale, che rispecchiavano il Cristo, favorendo quindi in modo totalmente nuovo la solidarietà caritatevole tra gli individui. Dalla parabola del buon samaritano nacque l’idea di “ricovero“. Disposizioni di provvedimenti nei confronti degli indigenti e dei malati le troviamo sin dall’antico Concilio di Nicea. Ma è soprattutto nel periodo medievale che gli ospedali si diffusero largamente.

ALCUNE INVEZIONI DEL MEDIOEVO

biancheria intima medievale
biancheria intima medievale

Che cosa accadrebbe se le usanze del medioevo sparissero dalla nostra vita quotidiana? Non potremmo ad esempio abbottonarci i vestiti, perchè i bottoni nacquero in epoca medievale. E sotto i vestiti mancherebbe un elemento importante della biancheria intima: le mutande che nel medioevo potevano essere anche piccole e attillate. Non riusciremmo neanche a migliorare la nostra vista senza la preziosa invenzione degli occhiali(clicca qui)
Non potremmo proteggerci dal freddo senza i vetri alle finestre. E a tavola? Il medioevo introdusse uno strumento veramente innovativo: la forchetta e con la forchetta comparve anche la pasta: è poco noto, ma il piatto tipico del nostro paese cominciò a diffondersi in Italia grazie alle tecniche di essiccazione imparate agli arabi, e attraverso gli arabi nel medioevo ci arrivarono anche il gioco degli scacchi inventato in India. L’inizio delI’utilizzo dei numeri arabi e la scoperta di un concetto fondamentale in matematica e prima di allora completamente sconosciuto: lo 0.

Nel 300 fece la sua comparsa la polvere da sparo, non si sapeva ancora come usarla al meglio, ma nei secoli successivi avrebbe reso inutili proprio i combattimenti a cavallo che sono simbolo del medioevo.
Anche molte usanze che sono profondamente radicate nella nostra cultura nacquero in epoca medievale. Nel medioevo si da una svolta determinante anche nel campo dell’agricoltura con la scoperta dell’aratro che migliorò le rese agricole (clicca qui)

ARATRO MEDIEVALE
ARATRO MEDIEVALE

Con l’invenzione dell’orologio meccanico Il tempo diventa omogeneo. Comparsi nel corso del XIII secolo, i primi orologi meccanici si trovarono in breve tempo a sostituire varie forme di misura del tempo diffuse fin dall’antichità, basate su meridiane, clessidre e perfino orologi idraulici che erano già noti a greci e romani ma che avevano trovato nuova diffusione proprio nei secoli medievali.
Concludiamo con quella che è forse la più nota invenzione medievale e che anzi da un certo punto di vista il Medioevo lo chiude definitivamente, almeno in senso culturale: la stampa a caratteri mobili creata da Johann Gutenberg; invenzione che faciliterà la diffusione culturale.
ILLAZIONI FAMOSE SUL MEDIOEVO
url-2Illazioni ad esempio come quella che la terra fosse ritenuta piatta, tale diceria fu innescata strumentalizzando le mappe dell’epoca che non avevano funzioni geografiche o simboliche, erano di forma circolare con la città di Gerusalemme sempre al centro. Inoltre le rappresentazioni di allora erano a due dimensioni come i nostri odierni planisferi. La conclusione fu che durante il medioevo si ignorasse completamente la forma sferica della terra, in realtà i calcoli sulla curvatura terrestre sono presenti in numerosi trattati letterari dell’epoca, come il Tractatus de Sphaera Mundi, opera di Giovanni Sacrobosco della metà del 200, ciò dimostra che i letterati avevano ben chiaro il fatto che la terra fosse una sfera.
Sempre successivamente al medioevo, nell’epoca rinascimentale tra i contadini nasce la credenza popolare che anticamente i feudatari nella loro malvagità pretendessero l’infame diritto di trascorrere la prima notte di nozze con le mogli dei loro subalterni: i vassalli, anche questa è una leggenda: in realtà, lo Ius Primae Noctis era una tassa chiesta dal signore ai sudditi in cambio del suo assenso al matrimonio.
Persino la paura dell’anno 1000 fu un luogo comune nato successivamente al medioevo: in realtà la maggior parte delle persone nemmeno sapeva di vivere nell’anno 1000, visto che gli anni venivano contati in base ai periodi di regno dei sovrani.

Persino la cosiddetta caccia alle streghe è da attribuirsi all’età moderna col Rinascimento e maggiormente nei paesi protestanti. Lo stesso Giordano Bruno, cosiderato (da massoni, occultisti e satanisti) il martire dell’oscurantismo medievale morì sul rogo nel 1600 e non nel medioevo.

CONSIDERAZIONI DI UN MARXISTA SUL MEDIOEVO

6a00d8341c464853ef01a73d7728a3970d-500wiNemmeno Diego Fusaro, filosofo marxista e laicista che più non si può, ha dubbi sul fatto che il medioevo sia stata un’epoca di grande prosperità culturale e simbolica altamente superiore a quella moderna. Secondo Fusaro il feudalesimo è stato sostituito dal “capitalesimo”: non esistono più feudatari e proletariato, ma esistono oggi, sfruttati e sfruttatori e il differenziale tra primi e ultimi è più accentuato che mai. La frase medievale del “ce lo chiede Dio” è stata sostituita dalla frase “ce lo chiede il mercato, o ce lo chiede l’Europa” . Nel mediovo c’erano i Laboratores, i Bellatores e gli Oratores. Anche oggi c’è questa tripartizione dice Fusaro: i nuovi oratores sono il clero giornalistico e il circo mediatico, coloro che svolgono i compiti dell’antico clero, che formano le coscienze verso il monoteismo del mercato della produzione e santificato come il migliore.

I nuovi Bellatores del nuovo feudalesimo sono le stesse oligarchie finaziarie che producono la finanziarizzazione dell’economia, che mirano ad abbattere con bombardamenti etici e con nuove crociate ogni limite alla mondializzazione abbattendo barriere e confini.

Infine abbiamo i nuovi Laboratores che sono le masse dei nuovi lavoratori precari costretti a condizioni sempre più abbiette. Da notare che la parola precario deriva dal latino “prex” che indica una condizione di subalternità, in cui i nuovi laboratores devono dipendere (pregando) dalla volontà di chi gli concede il posto di lavoro.

Anche sul piano militare abbiamo le nuove crociate, in cui all’indomani di ogni attacco terroristico (presunto) ci si mobilita per attaccare i popoli che non si allineano ai valori etici (chiamiamoli valori… n.d.a) della società del capitalesimo”.(clicca qui)

Fusaro alla fine si ferma a riflettere esaltando la cultura medievale, moralmente e spiritualmente superiore a quella moderna, affermando che questo paragone fa un grave torto al medioevo.

sgarbi-copyNel paragone tra medioevo e società moderna Fusaro si è dimenticato di parlare dei suicidi di insolvenza arrivati ormai solo in Italia a circa 10 al giorno, e alla quasi assenza del suicidio nella societas christiana. Né ha posto l’accento sul fatto che nel medioevo i sudditi avevano il dovere di pagare al signore feudale solo il 10% dei loro introiti, mentre il suddito di oggi ne deve il 50% ai prestatori di capitale, come non fa mai riferimento al sistema bancario, alla moneta emessa a debito quando parla di capitalismo Ma se questo non lo ricorda nessuno, vorremmo aggiungerlo noi.

C’è ancora qualcuno che oserà vilipendere la migliore società mai esistita?

-Floriana Castro Agnello- Antimassoneria Copyright 2016

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Fregati dalla scuola” Rino Camilleri

“Alle radici del domani. Il medioevo” di Roberto De Mattei, Enrico Nistri, Massimo Viglione

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