I padroni della propaganda e la dittatura del pensiero unico

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«Hollywood è guidata dagli ebrei». l’attore Marlon Brando (1924-2004) durante il Larry King Live, andato in onda il 5 aprile 1996.

«Lo faccio a causa dello strapotere ebraico nel mondo dei media […]. Loro (gli ebrei) sono sempre in cima a qualsiasi commento, sono la lobby più potente che agisca a Washington. Israele ha fottuto la politica estera americana per anni».- Così il regista Oliver Stone, durante un’intervista rilasciata al London Sunday Times nel luglio del 2010. Stone è ebreo dalla parte paterna.

Va ripetuto che questo blog condanna perentoriamente ogni forma di razzismo nei confronti degli ebrei in generale. ”Antimassoneria’‘ ha solo il compito di rendere noti i piani di una cricca ebraica posta ai vertici di tutte le istituzioni per raggiungere il piano di governare il mondo con un unico governo globale, grazie anche all’aiuto delle numerose logge massoniche sparse in tutto il mondo. (nota su razzismo e antisemitismo)

«Il potere e l’influenza economica degli ebrei sono concentrati in modo spropositato a Hollywood, nella televisione e nell’industria mediatica».

Così Stephen Steinlights,(ebreo) ex direttore del National Affairs of the American Jews Committeee, in «The Jewish Stake in America’s Changing Demography: Reconsidering a Misguided Immigration Policy», Center For Immigration Studies, novembre 2001.

«Nei settori chiave dei media, specialmente negli studi cinematografici di Hollywood, gli ebrei sono così numericamente dominanti che definire questi affari sotto controllo ebreo è poco più che un’osservazione statistica […].Hollywood alla fine del ventesimo secolo è ancora un’industria con una pronunciata coloritura etnica.Praticamente tutti i capi delle produzioni cinematografiche sono ebrei. Scrittori, produttori, e anche i meno evoluti direttori sono in larga maggioranza ebrei. Un recente studio ha mostrato come superino il 59% tra i produttori di film a budget più elevato.

Il peso di tanti ebrei in una delle più lucrose e importanti industrie americane conferisce loro uno straordinario potere politico. Essi sono la maggior riserva di denaro per i candidati democratici».- Jonathan J. Goldberg,

Jewish Power: Inside the American Jewish Establishment, Addison-Wesley, 1996, pagg. 280, 287, 288. Goldberg è editore di Forward, l’influente settimanale della comunità ebraica.

il numero delle società che gestiscono le notizie e l’intrattenimento negli Stati Uniti e’ drasticamente calato. Da cinquanta società si è passati, tramite numerose acquisizioni e fusioni, a quattro grandi conglomerati. Ciò significa che dietro il velo di un apparente pluralismo dell’informazione si cela un pugno di persone che detengono un enorme potere. Lo scopo di questo articolo è di far conoscere il volto e il nome di questi individui e le losche finalità che perseguono. Leggendo questo scritto, il lettore noterà come di continuo venga messo in rilievo il fatto che la maggior parte dei proprietari o dei gestori di questi imperi finanziari sia composta da ebrei (che negli Stati Uniti rappresentano il 2% della popolazione totale)
In una lettera indirizzata a Karl Marx (1818-1883), e pubblicata da La Revue de Paris (pag. 574, 1º giugno 1928), scrisse il rabbino

Baruch Levy: «Il popolo israelita, preso collettivamente, sarà esso stesso il proprio Messia.

Il suo regno si otterrà con l’unificazione delle razze umane, la soppressione delle frontiere e delle monarchie, che sono la difesa del particolarismo, e con l’istituzione di una Repubblica Universale [NWO]. In questa nuova organizzazione dell’umanità i figli d’Israele, sparsi da tempo su tutta la superficie del globo, tutti della stessa razza e della stessa conformazione naturale, senza tuttavia costituire una nazionalità distinta, diventeranno senza contrasti l’elemento ovunque dirigente […]. Così si realizzerà la promessa del Talmud che, allorquando i tempi del Messia saranno venuti, gli ebrei terranno sotto le loro chiavi i beni di tutti i popoli del mondo». Questa forma deviata di messianismo si è radicata nelle menti di un certo numero di persone e continua tutt’ora ad animare una fazione del giudaismo. Secondo questa corrente, il popolo messianico regnerà sul mondo, ma prima bisogna togliere di mezzo l’ostacolo principale che si frappone al trionfo di Sion: il cristianesimo. Per accelerare la scomparsa di questa religione occorre che i cristiani abbandonino la loro moralità e abbraccino una nuova religiosità all’interno della quale Israele torni ad essere al centro del piano di salvezza. É per questa ragione che un pugno di israeliti occupa i posti più elevati all’interno di quella terribile arma psicologica che sono i mezzi di comunicazione, l’unico strumento in grado di rimuovere qualsiasi forma di resistenza all’avanzata del pensiero unico. Il Cristianesimo deve essere ridotto ad una sorta di religione che unisce in se’ tutte le altre religioni, essenzialmente tutte uguali, abolendo dogmi e la Parola del Vangelo che indica la conversione a Cristo Gesu’ come unica via di salvezza.’ e’ questo lo scopo dell’ecumenismo voluto fortemente dalle elites (vedi Julian Huxley)
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Non c’è potere più grande nel mondo odierno di quello in possesso dei manipolatori dell’opinione pubblica in America. Nessun re o Papa dell’antichità, nessun sommo sacerdote o conquistatore ha mai potuto avvalersi di un potere che somigliasse anche solo lontanamente a quello che è nelle mani di una dozzina di uomini che controllano i mass media americani (sia per le notizie che per l’intrattenimento). Il loro potere non è lontano e impersonale, ma arriva in ogni casa, e viene esercitato nel corso di tutta la giornata. La loro influenza comincia nella prima infanzia e continua per tutta la nostra vita. È il potere che plasma e forgia virtualmente la mente di ogni cittadino, giovane o vecchio, ricco o povero, semplice o sofisticato. In una democrazia moderna le persone che possono plasmare l’opinione pubblica sono le uniche che detengono il vero potere.
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Impiegando attentamente certe tecniche psicologiche sviluppate, essi guidano il nostro pensiero e la nostra opinione in modo tale da essere in sintonia con la massa «in», con le «belle persone» e con chi è «ben informato». Essi ci fanno sapere con precisione quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento verso i vari tipi di persone e i diversi comportamenti mettendo quelle persone o quei comportamenti all’interno del contesto di un docudramas o di una sitcom in cui i personaggi televisivi reagiscono in modo politicamente corretto. Per fare un esempio, ci sono innumerevoli film e spettacoli televisivi in cui una coppia omosessuale viene presentata come rispettabile e socialmente apprezzata dagli altri personaggi. Generalmente, gli omosessuali vengono dipinti come vittime talentuose e sensibili della discriminazione. Gli immigrati clandestini vengono invece ritratti come ottimi lavoratori che inseguono il «sogno americano». Naturalmente, il loro ampio contributo al problema della crescente criminalità nella nostra nazione e i danni sociali creati dall’immigrazione selvaggia e incontrollata vengono metodicamente taciuti. Al contrario, i personaggi allarmati dall’immigrazione clandestina, dalla crescente ipersessualizzazione degli adolescenti o dalla promozione dei diritti delle coppie gay, vengono, nel migliore dei casi, ritratti come spregevoli fanatici che vengono ingiuriati dagli altri personaggi, o, nella peggiore delle ipotesi, come pericolosi psicopatici affascinati dalle armi da fuoco e una minaccia per tutti i cittadini rispettosi della legge. Per l’americano medio, che guarda approssimativamente 153 ore di televisione al mese, distinguere tra questi ritratti immaginari e la realtà diventa sempre più difficile. Per i giovani fare questa distinzione può essere quasi impossibile. Molte persone vengono influenzate dalle azioni trasmesse alla televisione, dalle asserzioni e dagli atteggiamenti degli attori televisivi molto più di quanto non lo siano dai loro simili nella vita reale.
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Tutti i portavoce dei media, senza eccezione, sono dell’opinione che il «multiculturalismo» e la «diversità» non solo sono ormai una realtà da accettare, ma anche una cosa positiva. Il mantra secondo cui «la diversità è la nostra forza» riecheggia senza sosta non solo nei nostrimedia, ma anche nelle nostre scuole e nelle istituzioni governative. Nessuno dei principali media è disposto a parlare della balcanizzazione di certi territori o dei problemi provocati dal multiculturalismo. In questo modo viene stabilito uno spettro di opinione lecita su questa e su altre questioni. Le opinioni che non rientrano in questo spettro di liceità vengono etichettate come «estremiste» o persino «razziste». Per i padroni dei media, ogni punto sullo spettro lecito dell’opinione pubblica è accettabile, mentre non è permessa l’esposizione di quei fatti o di quei punti di vista definiti «intollerabili», qualora sia possibile impedirlo. Nondimeno, anche se ci sono gradazioni diverse, la maggioranza dei cittadini non riesce a comprendere che è stata manipolata.
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La mancanza di una regolamentazione governativa in materia destinata all’industria delle telecomunicazioni non ha provocato un aumento della competizione, quanto piuttosto un’ondata di rapide fusioni di società e acquisizioni che hanno dato vita ad una manciata di conglomerati mediatici multi-miliardari. I più grandi di questi conglomerati sono cresciuti rapidamente distruggendo ogni tipo di concorrenza, e triplicando le loro dimensioni (soprattutto durante gli anni Novanta). Ciò ha virtualmente consegnato tutti i media americani nelle mani di un numero assai ristretto di uomini d’affari (quasi sempre ebrei). Ogni qualvolta guardate la televisione, sia da una piccola rete locale, via cavo o via satellite; ogni volta che seguite un documentario o un film al cinema o a casa; ogni volta che ascoltate la radio o un CD; ogni volta che leggete un giornale, un libro o una rivista, è più che probabile che le informazioni o l’intrattenimento di cui fruite sia stato prodotto e/o distribuito da una di queste quattro mega-società mediatiche:

«Spesso, l’esatto contrario di ciò che viene generalmente creduto è la verità».
Jean de La Bruyere (1645-1696), critico e saggista francese.

 

«La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse sono un importante elemento in una società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante del nostro Paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare […]. Sono loro che manovrano i fili».
Edward Bernays (1892-1995), pubblicista e pubblicitario austriaco, «padre» delle pubbliche relazioni, nel suo libroPropaganda (1928).

La contraffazione della verità – la disinformazione – è un mezzo indispensabile per plasmare l’opinione pubblica e per creare negli spiriti un determinato stato d’animo che va nella direzione voluta dai grandi burattinai. É ciò che viene definita «dittatura del pensiero unico», una specie di prigionia intellettuale le cui vittime sono quasi sempre ignare della propria condizione, senza tuttavia soffrirne. Un classico esempio di disinformazione è senza dubbio costituito dall’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, il caso più famoso di adulterazione dei fatti avvenuto in questi ultimi vent’anni. (LINK)
Questa raccolta di tattiche utilizzate dagli agenti della disinformazione è un valido prontuario per chi vuole sfuggire a questa intollerabile dittatura, e iniziare a pensare con la propria testa.
Laddove vi sono opinioni critiche nei confronti del governo o dei poteri forti (specialmente se l’argomento è la loro azione criminale), l’agente della disinformazione ha anche un altro ruolo: quello di troncarle sul nascere. Essi cercano inoltre di far apparire l’opinione (chi la propone e i suoi sostenitori) come privi di credibilità, nel caso in cui dai loro primi successi dovessero derivare eventuali futuri dibattiti in ambienti pubblici. «Se non puoi attaccare il messaggio, attacca il messaggero».

Il comico e acuto commentatore George Carlin ha affermato a tal proposito:
” Loro vi possiedono. Possiedono tutto. Hanno tutta la terra che conta. Possiedono e controllano le grandi aziende. Hanno da tempo comprato il senato, il congresso, le istituzioni, i tribunali. Hanno i giudici in tasca e possiedono tutti i grandi media, perciò controllano praticamente tutte le notizie e informazioni che sentite. Vi tengono per le palle. Spendono miliardi di dollari ogni anno per fare lobbismo. Lobbismo per ottenere quello che vogliono. E lo sappiamo quello che vogliono: vogliono di più per loro e meno per tutti gli altri, ma ora vi dirò quello che non vogliono. Non vogliono una popolazione di cittadini capace di pensare criticamente. Non vogliono persone ben informate e ben istruite capaci di pensiero critico. Non hanno interesse per quel tipo di persone. Non le possono usare. E’ contro i loro interessi.
Vogliono lavoratori ubbidienti, persone abbastanza intelligenti per gestire le macchine e passare le carte… E’ un grande club, e voi non ne fate parte. Voi e io non siamo nel grande club… Il tavolo è inclinato, gente. Il gioco è truccato e nessuno sembra accorgersene… Sembra che non importi a nessuno. E’ su questo che i proprietari contano… Si chiama il ‘sogno americano’, perché bisogna essere addormentati per crederci.”

In basso SOLO ALCUNI NOMI dei colossi mediatici di proprieta’ dell’elite, non si tratta di uno scoop: chiunque può verificare l’esattezza di questi fatti consultando gli annuari delle stazioni radio, delle catene televisive, dei giornali o delle riviste, o i registri delle società e i loro responsabili, come quelli pubblicati da Standard and Poors e da Dun and Bradstreet, o altre opere con riferimenti biografici. Si tratta di una realtà inconfutabile. É cosa risaputa che la maggior parte della produzione e della distribuzione di film fin dai primordi dell’industria cinematografica agli inizi del XX secolo è sempre stata controllata da un manipolo di israeliti. Quando nel 1966 Walt Disney morì, l’ultima barriera al dominio ebraico su Hollywood cadde, e alcuni ebrei riuscirono a mettere le mani sulla società che Disney aveva costruito. A partire da quel momento essi hanno avuto mano libera nell’industria cinematografica. E’ impressionante notare come la presenza ebraica in colossi mediatici, informatici e cinematografici sia predominante, nonostante gli ebrei rappresentino spesso meno del 2% della popolazione. (lo strapotere ebraico nel mondo)
Ovviamente non pensate che questo sia un problema solo statunitense, primo, perche’ la stragrande maggioranza di film, documentari, telefilm, cartoons, musica ecc viene esportata in Europa. Secondo perche’ anche in Italia, coloro che occupano i maggiori posti di rilievo nel mondo dell’informazione, nell’editoria, nella finanza, nell’arte e nella cultura sono ebrei, giusto per citarne alcuni: la famiglia Elkan, Carlo De Benedetti, Franco Bernabè, Rita Levi Montalcini, Antoine Bernheim, Paolo Mieli, Clemente Mimun, Enrico Mentana, Gad Lerner,Franco Bernambe’ Corrado Augias, Roberto Saviano, Susanna Tamaro, David Sassoli, Renato Mannheimer, Lorenzo Cremonesi e Maurizio Molinari, Arnoldo Foà, Joele Dix, Franca Valeri, Sandro Mayer, Roberto Faenza, Arrigo Levi, e moltissimi altri (clicca qui)

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Wikipedia

Negli ultimi cinque anni, Wikipedia è cresciuta tremendamente, e ora è una dei dieci siti web più visitati al mondo grazie soprattutto a Google, il motore di ricerca più popolare. Wikipedia è stata oggetto di critiche per la sua mancanza di accuratezza e per la pervasiva parzialità a riguardo di un certo numero di problemi sociali. Ciò nonostante, Wikipedia è divenuta una delle fonti di informazione più citate negli articoli di attualità, in quelli di ricerca e in altri tantissimi progetti. Wikipedia è stata fondata da Jimmy Wales (ebreo), un imprenditore di Internet, e da Larry Sanger (presumibilmente ebreo pure lui). Recentemente, numerosi gruppi pro-Israele si sono messi in luce per i loro loro sforzi collaborativi volti a ricompilare o a rimuovere materiale da Wikipedia che non fosse adulatorio nei confronti dello Stato di Israele. Alcune e-mail del gruppo sionista CAMERA (Commitee for Accuracy of Middle East Reporting in America) sono state pubblicate dal sito Web pro-palestinese Electronic Intifada (EI). Quest’ultima ha accusato CAMERA di «orchestrare una campagna segreta a lungo termine per infiltrarsi in Wikipedia e riscrivere la storia palestinese, spacciando pura propaganda per fatti, e assumere il controllo delle strutture amministrative di Wikipedia per assicurarsi che questi cambiamenti passino inosservati o incontestati».

Google

Google, fondato nel 1998 dagli studenti universitari ebrei Larry Page e Sergey Brin è divenuto rapidamente il motore di ricerca di Internet più popolare al mondo e ha esteso la sua attività fino a divenire una società multimiliardaria. Google può contare su migliaia di server sparsi in tutto il mondo. Il suo reddito pubblicitario annuo supera i 10 miliardi di dollari. Nel 2005, Google ha acquisito Keyhole Inc., che aveva sviluppato il software per Google Earth. Forse, il più grande sussidiario di Google è il conosciutissimo YouTube, il quale è stato acquisito nel 2006. L’amministratore delegato di YouTube è Chad Hurley, anch’egli ebreo. Hurley ha fatto molti viaggi in Israele per promuovere YouTube in questo Paese. Nel 2009, egli ha presieduto l’inaugurazione del canale personale di YouTube del presidente israeliano Shimon Peres.
Le società controllate da Google includono JotSpot, DoubleClick, GrandCentral, Postini, On2 Technologies e Teracent. Google ha collaborato anche con Time Warner per migliorare i risultati della ricerca per i video e per i film di questa società.
A partire dal 2004, Brin e Page sono stati oggetto di critiche per aver manipolato i risultati delle ricerche su Google censurando i siti web ritenuti offensivi per la comunità ebraica. Con l’aiuto dell’Anti-Defamation League (ADL), Google ha identificato centinaio di siti web considerati «oltraggiosi». I siti gestiti da estremisti di ogni risma o di pornografia hardcore, così come certi siti web di fondamentalisti religiosi non-cristiani, non sono stati censurati da Google.

Facebook

Facebook è divenuto rapidamente il più grande social network su Internet con oltre 350 milioni di utenti registrati in tutto il mondo. Esso è stato fondato nel 2004 all’Università di Harvard dagli studenti ebrei Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin,Dustin Moskovitz, e dal loro compagno di stanza Chris Hughes. Con un capitale aggiunto fornito dall’ebreo Peter Thiel, il fondatore di PayPal, Zuckerberg ha trasformato Facebook in una società da 300 milioni di dollari all’anno. Zuckerberg ha fatto in modo che la maggior parte dei posti di comando della sua società siano occupati da ebrei. Oltre a Zuckerberg stesso, il team di Facebook include il multimiliardario ebreo Jim Breyer.
L’abbattimento della competizione e l’instaurazione di monopoli locali sulla diffusione delle notizie e delle opinioni ha caratterizzato l’aumento del controllo ebraico sui giornali d’America. L’abilità di certi israeliti di usare la stampa come strumento politico incontrastato non potrebbe essere meglio illustrato dagli esempi dei tre giornali più prestigiosi e influenti della nazione: il New York Times,  e il Washington Post e il Wall Street Journal. Questi tre quotidiani, dominando i capitali finanziari e politici d’America, sono quelli che fissano il trend e l’orientamento per quasi tutte le altre testate. Sono loro che decidono quali sono le notizie e quali non lo sono a livello nazionale e internazionale. Essi generano le notizie; gli altri si limitano soltanto a copiarle. E questi tre giornali sono in mani ebraiche.

Walt Disney Company

Un reddito annuale che si avvicina ai 39 miliardi di dollari. Nel 2005, il suo amministratore delegato Michael Eisner (un ebreo) si è dimesso dalla Disney dopo un voto di sfiducia da parte  degli azionisti della società. Eisner era stato accusato da Roy Disney (1930-2009), il nipote di Walt Disney (1901-1966), di aver trasformato la Walt Disney Company in una «società rapace e crudele». Al suo posto è subentrato il suo assistente Robert Iger (anche lui ebreo), che ha assunto il controllo della società nel 2005.
Iger è un membro attivo del Comitato Aish HaTorah, un gruppo ortodosso sionista che incoraggia l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, promuove l’identità ebraica, e si «impegna a divulgare precetti universali dell’ebraismo, primo fra tutti il perfezionamento del mondo» in accordo con valori ebraici. Direttamente sotto il controllo di Iger ci molte società di produzione televisiva (tra cui la Walt Disney Television, la Touchstone Television e la Buena Vista Television), e numerosi canali di cavo con più di 100 milioni di abbonati. Tra le società cinematografiche che fanno parte del Walt Disney Motion Pictures Group c’è la Walt Disney Pictures, la Touchstone Pictures, la Pixar, la Hollywood Pictures e la Caravan Pictures. La Disney possiede anche la Miramax Films, fondato dai fratelli Bob e Harvey Weinstein (ebrei). la Disney ha allargato la sua griglia iniziando a produrre quel grosso affare che è il cosiddetto materiale per «adulti». Nel 1985, la Disney ha acquisito la Capital Cities/ABC, che a sua volta è proprietaria della rete televisiva ABC, che a sua volta possiede dieci stazioni televisive collocate in grandi piazze di mercato come New York, Chicago, Filadelfia, Los Angeles, San Francisco e Houston. Inoltre, negli Stati Uniti l’ABC dispone di 225 stazioni televisive affiliate. La rete sportiva via cavo ESPN, un affiliata dell’ABC, è capitanata dal presidente e amministratore delegato George W. Bodenheimer (un ebreo). La Disney controlla anche Disney Channel, Toon Disney (ora Disney XD), A&E, Lifetime Television,SOAPnet ed History Channel, La rete televisiva ABC Family, che ha come target gli adolescenti, i giovani e le famiglie. Sebbene sia primariamente una società di telecomunicazioni, l’ABC/Disney guadagna circa un miliardo di dollari all’anno con diverse pubblicazioni, essendo proprietaria della Walt Disney Company Book Publishing, della Hyperion Books e della Miramax Books. Essa possiede anche sei quotidiani e pubblica più di una ventina di riviste. La Disney Publishing Worldwide, la più grande casa editrice al mondo di libri e di riviste per bambini, pubblica oltre 400 periodici per bambini e vende ogni anno 120 milioni di libri. La Disney Publishing Worldwide è capeggiata da Russell Hampton Jr, mentre il vicepresidente è l’ebreo Andrew Sugerman. Su Internet, la Disney può contare su società come Buena Vista Internet Group, ABC Internet Group, ABC.com, ABCNEWS.com, Oscar.com, Mr. Showbiz, Disney Online, Disney’s Daily Blast,Disney.com, Family.com, ESPN Internet Group, ESPN.sportzone.com, Soccernet.com, NFL.com, NBA.com, Infoseek (di cui è in parte proprietaria), e Disney Interactive.

News Corporation

La News Corporation di Rupert Murdoch è attualmente il secondo conglomerato mediatico più grande al mondo, con un reddito annuo che supera i 30 miliardi di dollari. Essa possiede un gran numero di studios, di reti televisive (via cavo o via satellite), di giornali e di società editoriali. Il suo più grande studio cinematografico è la Twentieth Century Fox. La sue compagnie televisive e le reti via cavo includono tra le altre Fox Television Network, Fox News, FX Channel, Fox Sports,MyNetworkTV, ESPN Star Sports e DirectTV. Il braccio editoriale della News Corporation include News Limited, News International, Harper Collins, e pubblica il New York Post e il Wall Street Journal.I suoi conduttori hanno abbracciato quasi all’unisono e sostenuto il sionismo più aggressivo e la prospettiva di una società multiculturale e multireligiosa. Murdoch è nominalmente un gentile, ma c’è incertezza sulle sue ascendenze, 2 ed egli ha vigorosamente sostenuto il sionismo e altre cause ebraiche per tutta la sua vita. Nel 2009, Murdoch ha sostituto il suo vice ebreo Peter Chernin con il gentile Chase Carey. Tuttavia, anche sotto Carey, numerosi ebrei occupano posti-chiave nella compagnia.  L’ebreo William Kristol è il redattore di uno dei più popolari giornali neocon, The Weekly Standard, pubblicato dalla News Corporation. Kristol è uno dei più importanti portavoce e intellettuali neocon. Egli è stato un aperto fautore della guerra in Iraq e della campagna israeliana del 2006 in Libano, che definì «anche la nostra guerra». Kristol è stato consigliere del repubblicano John McCain per la politica estera durante la sua campagna presidenziale, e continua tuttora a sostenere vigorosamente la necessità di un’azione militare contro l’Iran in difesa d’Israele.

Viacom

Viacom è il terzo conglomerato mediatico più grande degli Stati Uniti, con un reddito che nel 2008 ha superato i 14 miliardi di dollari, Esso è di proprietà dell’ebreo Sumner Redstone (nato Murray Rothstein). Melvin A. Karmazin, un altro ebreo, è stato il numero due di Viacom fino a giugno del 2004, occupando la carica di presidente e direttore operativo.
Quest’ultima possiede molte reti televisive (via etere e via cavo) e società cinematografiche come CBS, MTV, VH1, Nickelodeon, BET,Comedy Central, Paramount Pictures, Dreamworks, Spike e molti altre. Viacom produce e distribuisce programmi televisivi per le tre reti più grandi del Paese, possiede trentanove stazioni televisive insieme ad altre 200 società affiliate alla CBS Television Network. Inoltre, essa è proprietaria di 185 stazioni radiofoniche inglobate nel suo gruppo radio Infinity, e può contare su altre 1.500 stazioni affiliate attraverso la CBS Radio Network. Il più grande studio cinematografico della Viacomè la Paramount Pictures, di proprietà della Dreamworks, il cui amministratore delegato è l’ebreo Brad Grey.Sotto la proprietà di Redstone, MTV e VH1 hanno continuato a spingere prodotti oltre i limiti della degenerazione trasmettendo un buon numero di nuovi reality a sfondo omosessuale . MTV domina il mercato televisivo per spettatori tra i dodici e i quattordici anni, e pompa videoclip musicali sempre più trasgressivi.  La Viacom possiede anche Country Music Television, un canale via cavo che ha permesso a Redstone di raggiungere un pubblico tradizionalmente cristiano inondandolo con lo stesso fango veicolato daMTV e da VH1.

Time Warner

Nonostante le ristrutturazioni avvenute a livello gestionale tra il 2005 e il 2010, la Time Warner, precedentemente nota comeAOL-Time Warner, rimane il quarto conglomerato mediatico più grande al mondo con un reddito annuale medio che si avvicina ai 47 miliardi di dollari. Time Warner conduce i suoi lucrosi affari nel mondo del cinema, della televisione, dei servizi Internet, dell’editoria e delle telecomunicazioni. La Warner fu fondata dai fratelli ebrei Harry, Albert, Sam e Jack Warner.  nella prima parte del XX secolo, e divenne rapidamente parte della base del potere ebraico ad Hollywood, un fatto così noto da essere apertamente ammesso anche da autori israeliti. Fra i suoi consociati ricordiamo CNN,HBO, Cartoon Network, DC Comics, Warner Bros. Games, Boomerang, Kid’s WB, New Line Cinema,Castle Rock Entertainment, Time Inc., CW Television Network, AOL, Warner Bros. Entertainment,The CW4Kids, Adult Swim, Hanna-Barbera, Ruby-Spears Productions, e Telepictures (i produttori dell’Ellen Degeneres Show e del Rosie O’Donnell Show). Tim Warner possiede molti dei marchi mediatici più prestigiosi, incluse le serie di Harry Potter e de Il signore degli anelli, così come la rivista People. Dopo numerosi anni di bilanci in negativo, l’amministratore delegato Gerald Levin (ebreo) è stato sostituito da Richard Parsons. Questi, nonostante la reputazione di abile negoziatore, non è stato in grado di risollevare la Time Warner, particolarmente nel campo dei servizi di Internet.Parsons è sostituito nel gennaio 2009 da Jeffrey L. Bewkes. Mentre Bewkes era responsabile all’HBO, questa emittente ha scodellato serial televisivi come Sex and the City e Oz a milioni di telespettatori. Pur non essendo ebreo, Bewkes è sempre stato un forte sostenitore degli interessi sionisti. Nel 2001, egli è stato insignito con il Sherrill C. Corwin Human Relations Award dall’American Jewish Committee («Comitato Ebraico Americano»), e siede nel Consiglio Direttivo dell’influente Jewish Council on Foreign Relations. Bewkes è a capo un consiglio di amministrazione che comprende molto ebrei, inclusa Jessica Einhorn, ex consigliere delegato della Banca Mondiale, Reuben Mark e Ken Novack. Mathias Döpfner, l’amministratore delegato del gigante mediatico tedesco Axel Springer AG, siede come membro onorario nell’American Jewish Committee e si descrive come un«non-ebreo sionista». Anche le società sussidiare della Time Warner sono per lo più dominate da dirigenti d’azienda israeliti. La DC Comics è guidata dall’ebreo Paul Levitz. A capo della Warner Bros. Entertainment c’è l’amministratore delegato ebreo Barry M.Meyer. Il suo vicepresidente esecutivo Jeff Robinov è anch’egli ebreo, come lo è Bruce Rosenblum, presidente del Warner Bros. Television Group. Meyer ha il controllo diretto su New Line Cinema. New Line Cinema è amministrata da un gran numero di dirigenti ebrei, come l’amministratore delegato Robert Shaye, il direttore finanziario Stephen Abramson, Stephen Einhorn, presidente della New Line Home Video, Jim Rosenthal, presidente di New Line Television, Ben Zinkin, vicepresidente esecutivo per il commercio e per gli affari legali, e molti altri. Il capo della CNN statunitense, Jonathan Klein, un ebreo, è stato sostituito nel settembre 2010 da Ken Jautz. Questo avvicendamento ha spianato la strada all’ebreo Scot Safron, che ha assunto la gestione della rete Headline News. Time Warner ha collaborato con l’amministratore delegato di 4Kids Entertainment, l’ebreo Alfred Robert Kahn, e con la CBS . Il Parent’s Television Council ha affermato che i programmi per bambini della Warner Bros. contengono «i livelli più elevati di linguaggio offensivo, di abuso verbale, di contenuto sessuale e di riferimenti offensivi»

NBC

Universal Inc, ad esempio, è un altro conglomerato mediatico nato nel 2004 dalla fusione di NBC e di Vivendi Universal (ora nota come Vivendi SA). La NBC fu fondata originariamente dall’ebreo russo Robert Sarnoff (1918-1997). la NBC è cresciuta grazie ad una serie di fusioni e di acquisizioni fino a divenire un gigante multimediatico. Nella sua forma attuale, la NBC Universal è di proprietà della General Electric e dellaComcast. Ora la Comcast controlla il 51% delle azioni della società. Essa fu fondata da Ralph J.Roberts, da Julian A. Brodsky e da Daniel Aaron, tutti tre ebrei.

Comcast

Il figlio di Ralph Roberts, Brian Roberts, ha ereditato dal padre la guida della società e ora ne è l’amministratore delegato. Fin dal rilevamento della NBC Universal da parte diComcast, Roberts ha sostituito il presidente ebreo Jeff Zucker (ora alla CNN) con Stephen Bewkes, che a quanto pare sarebbe di ascendenze ebraiche. Mark Hoffman, il presidente ebreo di CNBC, lavora direttamente con Bewkes per sorvegliare la più grande rete di notizie affaristiche del mondo.
L’ebreo Ron Meyer è presidente e direttore operativo degli Universal Studios. L’ex presidentessa della Universal Pictures, l’ebrea Stacey Snider (ora ai DreamWorks Studios), è stata sostituito da Debbie Liebling, un’altra ebrea. Anche Mark Graboff, co-presidente della NBC Entertainment e della NBC Universal Television Studio è ebreo. NBC Television trasmette a più di 200 stazioni affiliate e la sua programmazione giunge quasi in ogni casa americana. NBC News trasmette un buon numero di notiziari inclusi Today, Meet the Press, Nightly News con Brian Williams, e Dateline NBC.

Sony

Tutti pensano che la Sony sia sempre stata un conglomerato mediatico giapponese. Nel 2009, il presidente giapponese Ryoji Chubachi è stato l’ultimo dirigente nipponico della Sony. Nel febbraio 2009, Chubachi è stato sostituito da Howard Stringer. un ebreo immigrato dal Galles agli Stati Uniti nel 1965. Nel 1997, Stringer è stato uno dei primi dirigenti d’azienda di alto livello alto nella CBS a passare alla Sony. Stringer è ora a capo di un team formato in buona parte da ebrei che occupano le posizioni più elevate all’interno della Sony e delle sue sussidiarie. L’amministratore delegato della Sony Pictures Entertainment è Michael Lynton e la sua co-presidente è Amy Pascal, che è anche presidente del Columbia TriStar Motion Picture Group. Entrambi sono ebrei. Lynton controlla anche alcune sussidiarie della Sony, come la Metro-Goldwyn-Mayer, la United Artists e la Orion Pictures. Tutti i tre questi studios sono guidati da dirigenti d’azienda ebrei.
Nel 2009, i film prodotti da sette delle summenzionate compagnie – la Disney, la Warner Bros., la Paramount (Viacom), laUniversal (NBC Universal), la 20th Century Fox (News Corp.), la DreamWorks e la Columbia (Sony) – hanno intascato il 90% degli incassi. Un tempo, il grande trio delle reti televisive era costituito da ABC, da CBS e da NBC. Col consolidamento degli imperi mediatici, queste tre reti non sono più entità indipendenti. Nondimeno, anche quando erano ancora indipendenti, ognuna di esse era controllato da ebrei fin dalla sua nascita

Quotidiani

Attualmente, solo il 20% degli oltre 1.400 giornali è indipendente; il resto appartiene a catene proprietarie di molte testate. Solamente 103 di questi quotidiani sul numero totale arrivano a circa 100.000 persone. Solo una manciata di società è abbastanza grande ed è in grado di mantenere uno staff di inviati fuori dalle proprie comunità; il resto deve dipendere da queste poche società per ciò che riguarda le notizie nazionali e internazionali. Di conseguenza, fin dai primi giorni della repubblica americana, uno dei controlli più essenziali sul governo e sui grandi affari – la stampa libera – è stato seriamente compromesso. L’Associated Press (AP), una delle fonti più potenti al mondo per le notizie, vende contenuti a migliaia di giornali. Virtualmente, tutti giornali del mondo riportano notizie approvate dall’Associated Press. Attualmente, il contenuto delle notizie diffuse dall’Associated Press è sotto il controllo del suo presidente William Dean Singleton, il quale è a capo di un consiglio di amministrazione composto per la maggior parte da ebrei come Sam Zell, Craig A. Dubow, R. Jack Fishman, Steven Newhouse e David Weston. Gran parte della competizione è scomparsa grazie alle tattiche monopolistiche dell’Advance Publications, una società finanziaria appartenente alla famiglia ebraica Newhouse. Una delle tipiche tattiche adottate dall’Advance Publications consiste nel comprare uno dei due quotidiani in competizione per poi avviare una guerra pubblicitaria riducendo drasticamente gli introiti pubblicitari e guidando entrambi i giornali sull’orlo di fallimento. Newhouse possiedono trentun quotidiani, incluse grandi ed importanti testate come il Cleveland Plain Dealer, il Newark Star-Ledger e il New Orleans Times-Picayune; così come la Newhouse Broadcasting, una società che raccoglie diverse stazioni televisive via etere e via cavo; il supplemento domenicale di Parade, con una tiratura di oltre di 35 milioni di copie alla settimana; una dozzina popolari riviste, come The New Yorker, Vogue, Wired, Glamour, Vanity Fair, Bride’s, Gentlemen’s Quarterly, Self, House & Garden, e tanti altri periodici di proprietà del gruppo Conde Nast. Il personale che lavora nei posti-chiave di queste riviste è – come ci aspettavamo – piuttosto kosher 6. La rivista Parade ce ne offre un esempio: il suo presidente ed editore è Randy Siegel; il suo vicepresidente e direttore creativo è Ira Yoffe; il suo redattore scientifico è David H. Levy; e il suo redattore per la salute è il Dr. Isadore Rosenfeld. Sono tutti ebrei. Questo impero mediatico è stato fondato da Samuel Newhouse (nato Solomon Neuhaus), un immigrato di origine russa.

New York Times

Nel 1896, venne acquistato da Adolph Ochs (1858-1935), un ricco editore ebreo. Il suo pronipote Arthur Sulzberger Jr. è l’attuale editore e presidente della New York Times Co., mentre Michael Golden, anche lui ebreo, ne è il vicepresidente. Il vicepresidente seniordelle operazioni digitali, l’ebreo Martin Nisenholtz, veglia sulla presenza massiccia del giornale su Internet. La famiglia Sulzberger possiede anche, attraverso la New York Times Co., 24 altri giornali, incluso il Boston Globe acquistato nel giugno del 1993 per 1,1 miliardi di dollari; otto reti televisive e due stazioni radiofoniche; e oltre 40 notiziari sulweb, inclusi NYTimes.com e About.com. Essa pubblica anche l’International Herald Tribune, il quotidiano in inglese più distribuito al mondo. Il New York Times News Service trasmette storie, notizie, servizi speciali e fotografie estrapolate dal New York Times ad altri 506 giornali, agenzie di stampa e periodici.

Washington Post

All’epoca della Grande Depressione, il Washington Post fu costretto al fallimento. Esso venne acquistato ad una vendita all’asta da Eugene Meyer, un finanziere ebreo che era stato partner di Bernard Baruch (1870-1965), un israelita che era diventato lo zar dell’industria americana durante la Prima Guerra Mondiale e un personaggio-chiave nella costruzione del Nuovo Ordine Mondiale. Il Washington Post venne amministrato da Katherine Meyer Graham (1917-2001), figlia di Eugene Meyer, fino alla sua morte. Essa era l’azionista principale e presidentessa della Washington Post Company. Nel 1979, essa nominò suo figlio, Donald Graham, editore del giornale. Nel 1991, Donald divenne l’amministratore delegato della Washington Post Company e il suo presidente nel 1993.
Fin dall’inizio del XX secolo, quando il potere commerciale ebraico in America divenne una forza economica dominante, c’è stato un costante aumento del numero di giornali americani finiti in mani ebraiche, accompagnato da un persistente declino del numero di quotidiani gestiti da non-ebrei dovuto alle politiche pubblicitarie dei commercianti israeliti. Nondimeno, anche quando i giornali sono ancora di proprietà di non-ebrei, sono così dipendenti dal reddito pubblicitario in mani ebraiche che il loro editoriale e le notizie che riportano sono sottoposte ad una previa approvazione della lobby. La stessa cosa avviene per i giornali economici, perché chi paga comanda.

The Wall Street Journal

Il Wall Street Journal, con una tiratura giornaliera che supera i 2,1 milioni di copie, appartiene alla Dow Jones & Company Inc., una filiale newyorkese della News Corporation di Rupert Murdoch.  Les Hinton (della News Corporation) è l’amministratore delegato della Dow Jones & Co., e l’editore del Wall Street Journal.
Nel 2009, Hinton è stato premiato dal Jewish Community Relations Council di New York per il suo stridente appoggio al sionismo e per essersi espresso in favore della politica spietata di Israele nei confronti dei palestinesi. La maggior parte degli altri quotidiani di New York è nelle stesse condizioni del New York Times e del Wall Street Journal. Nel gennaio del 1993, il York Daily News (con una tiratura di 632.000 copie giornaliere) è stato venduto dal magnate ebreo Robert Maxwell(1923-1991; nato Ludvik Hoch) al grande proprietario israelita Mortimer B. Zuckerman. Il New York Post, fondato da Alexander Hamilton (1755-1804), ora è sotto controllo ebraico con il vicepresidente senior della News Corporation Les Goodstein. Quello che un tempo era il quotidiano più vecchio della nazione ora è stato trasformato in uno dei più importanti portavoce neocon del Paese.
Il controllo dei mass media è una questione fondamentale non solo in America, ma nel mondo intero. La quasi totalita’ dei loro prodotti viene esportata in Italia. Permettendo ad una piccola lobby di controllare la diffusione delle notizie e il mondo dell’intrattenimento stiamo fornendo loro ben più di una mera opportunità di influenzare in modo decisivo il nostro sistema politico e, virtualmente, il nostro governo; stiamo anche consegnando nelle loro mani le menti e le anime dei nostri figli, i cui atteggiamenti e le cui idee vengono plasmate più dalla televisione e dai film che dai genitori, dalle scuole o da ogni altro tipo di influenza. I media dell’intrattenimento stanno cercando di persuadere un’intera generazione che l’omosessualità è uno stile di vita normale e accettabile, che la società multietnica e multireligiosa sia un bene da perseguire, ecc… Dobbiamo opporci alla propagazione di questo veleno e denunciare coloro che lo stanno diffondendo. É una nostra responsabilità.

Per concludere ecco alcuni metodi per non rimanere intrappolati alla dittatura del pensiero unico
Interrogatevi: ponetevi sempre molte domande quando sentite una notizia di cronaca. Mettete in dubbio ogni cosa e non date nulla per scontato;
– Verificate: cercate sul web o parlate con i vostri amici e familiari di ogni notizia proveniente dai media.
– Mantenete la vostra posizione: non sottostimate mai le vostre opinioni e non fatevi intimorire dall’autorità. Diffidate delle «persone che sanno» e che gettano sul tavolo le loro credenziali. T
– Indagate: fate molta attenzione alle notizie considerate troppo complesse da risolvere.
– Focalizzate: non disperdete la vostra attenzione su diverse notizie di cronaca. Sceglietene una e restate su quella. Poi passate oltre.

Floriana Castro
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