Giordano Bruno: la massoneria ricorda il suo eroe

GIORDANO bRUNO-A cura di Floriana Castro-

Come ogni anno in data 17 Febbraio massoni, comunisti, atei, satanisti, “liberi pensatori” , ossia l’unione degli anticlericali, con fare religiosissimo (anzi, direi bigotto) si riunisce attorno alla statua di Giordano Bruno a Campo dè Fiori a Roma.  Non che gliene importi qualcosa di Bruno, infatti i paladini della libertà di pensiero – se fossero coerenti- dovrebbero prima celebrare e onorare le miriadi di intellettuali decapitati sotto lo slogan di “Libertà, Uguaglianza e Fraternità” ,come lo scienziato Antoine-Laurent de Lavoisier, massacrato e ghigliottinato dai razionalisti francesi, nel 1794 poiché non volle piegarsi all’ideologia della (massonica) Rivoluzione francese. E che dire di tutti gli intellettuali e liberi pensatori  fucilati sotto l’egida comunista, che oltre a non prevedere proprietà privata non prevede nemmeno la capacità di un’intelligenza sottile in grado di sviscerare i fini della falsa pietà rossa.
Il mito di Giordano Bruno, infatti, è stato inventato nell’Ottocento illuminista e diffuso dalla massoneria, per unico intento anticlericale e non certo per compassione verso Bruno. rivoluzione francese massoni
Ma  per tutte le miriadi di vittime del “libero pensiero” NON si accende un cerino, nè si porta un fiore:  non bisogna ricordare l’audacia del libero pensiero (altrui).

Su questo personaggio -Bruno- solo un’esigua minoranza di loro ne conoscono la storia, il pensiero e le motivazioni che lo portarono alla morte sul rogo, ma, non ha importanza saperlo: ciò che è importante è avere un’emblema utile per scagliare  accuse contro la Chiesa Cattolica.

Così Bertrando Spaventa, descrive Bruno, e così lo credono gli anticlericali:

“Bruno è il vero eroe del pensiero: l’araldo e martire della nuova e libera filosofia. Se libertà non vuol dire un facile dimenarsi nel vuoto, ma il lottare contro gli enimmi dell’universo e contro i vecchi pregiudizi, i vecchi sistemi e tutta la potenza del vecchio mondo, non vi ha filosofo più libero di Bruno”

Giordano Bruno -come vedremo- non può essere considerato un libero pensatore; un laicista antesignano dei tempi moderni contrariamente al mito che è stato creato su una figura che conferma che tra Dio e Satana non si può essere neutrali: o si servirà Dio e si odierà satana, o viceversa.
Il pensiero di Giordano Bruno era tutto fuorché razionale. Si legge sull’enciclopedia Treccani:«Bruno si interessa di magia fin dai suoi primi scritti. Le opere magiche di Bruno sono state pubblicate per la prima volta nel 1891, non ebbero molto successo sul piano critico; anzi – come le opere mnemotecniche e lulliane – vennero considerate alla stregua di stravaganze, curiosità, superstizioni prive di valore e di effettiva sostanza filosofica».  A Giordano Bruno,  è dedicato perfino un circolo dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti, 
oltre che numerose logge massoniche.

logge dedicate a giordano bruno

Logge dedicate a Giordano Bruno

«fa l’apologia dell’antichissima sapienza degli Egizi: i quali attraverso operazioni magiche erano stati in grado di entrare in comunicazione con gli dei e di colloquiare con loro, ponendo un nesso vitale e positivo fra uomo, natura e Dio, in altre parole ristabilendo quel circuito fra dimensione divina, dimensione naturale e dimensione umana che il cristianesimo aveva spezzato, inaugurando un’epoca di barbarie, di decadenza, di separazione, anzi di contrapposizione, tra gli uomini e gli dei».
IERI COME OGGI LA MASSONERIA RICORDA IL SUO EROE
Gli “atei razionalisti” che onorano la statua di Bruno a Campo de’ Fiori- come i Cattolici venerano le Statue della Vergine SS-  dovrebbero sapere che il monumento si trova li per volere del Grande Oriente d’Italia (Goi), la loggia massonica italiana, che ne decise l’installazione assieme al massone Francesco Crispi. Venne infatti inaugurata nel 1889 da Giovanni Bovio, deputato e massone di lungo corso, tra una selva di liberi muratori, anarchici repubblicani e anticlericali. La statua di Bruno fu voluta proprio a Campo dè Fiori poichè è l’unica piazza a Roma in cui non si trova una Chiesa. C’è poco da fare, ai razionalisti il Sacro fa venire proprio gli spasmi!

Ma non solo nel Febbraio 2016, il gotha della massoneria – Grande Oriente d’Italia – ha presenziato all’inaugurazione del busto in marmo -collocato in piazza Gramsci- dedicato al mago Giordano Bruno che i massoni e l’associazione culturale “Il Pensiero” hanno voluto commemorare con un’opera realizzata nei laboratori Cave Michelangelo di Franco Barattini. Il monumento, finanziato anche dalla Fondazione Crc, raffigura Bruno mentre tiene in mano un libro su cui è visibile un triangolo, simbolo  di perfezione. (clicca qui)

MA CHI ERA GIORDANO BRUNO?
Bruno nasce a Nola nel 1548 e, ancora molto giovane, a Napoli, per continuare gli studi, veste l’abito dei domenicani. Rimane per dieci anni in convento, laureandosi in teologia e ricevendo gli ordini sacri, ma ben presto si scontra con i superiori come sospetto di eresia, in quanto da tempo si è dedicato a pratiche e a letture proibite. Il giovane Bruno nel 1576 lascia il convento e fugge.
Bruno, sulla base della lettura di testi ermetici e magici, sviluppa una sofisticata ars memoriae, una memoria artificiale cioè, che fa da fondamento a tutte le sue successive concezioni.
Elabora intanto una metafisica che concepisce l’universo come infinito e privo di centro, increato, dove Dio è pensato panteisticamente come coincidente con il mondo e con la natura; il cosmo è pertanto infinito e in esso tutto viene divinizzato.
Questa filosofia porta con sé la necessità di distruggere il cristianesimo, la sua morale, la sua concezione dell’uomo, segni per il filosofo di un’estrema decadenza e povertà del mondo.

urlGiordano Bruno inizia quindi una serie di peregrinazioni attraverso l’Europa. La sua prima tappa importante è a Ginevra, dove aderisce alla confessione calvinista dominante per venire ben presto processato, scomunicato e costretto a fuggire in Francia e poi in Inghiterra. Lo scopo: cercare di convincere la regina Elisabetta e i circoli colti della corte inglese ad aderire alla nuova religiosità magica ed “egiziana” di cui Bruno si fa banditore e sacerdote.

Nell’Inghilterra elisabettiana molti furono i cattolici inglesi (uno dei quali imparentato con Shakespeare) mandati al patibolo da un tale personaggio che si faceva chiamare Henry Fagot, uno degli agenti di Walsingham che si infilavano in tutti gli ambienti nemici. Si scoprirà che Fagot non era altro che Giordano Bruno. Bruno ebbe il merito di sventare “la congiura di Throckmorton”; (un antecedente di quelli che oggi chiamiamo false flag) così fu, sicuramente, quella che portò i risultati maggiori e più graditi ai collaboratori della regina, quella di Babington. Gli “occhi” delle regina continuarono così  a proteggerla lungo tutto l’arco del regno, anche con il contributo di Bruno che dava sfogo così al suo odio anticattolico. (clicca qui) Anche un altro storico inglese, John Bossy, nel 1991 pubblica un testo fondamentale, “Giordano Bruno e il mistero dell’ambasciata”, in cui avanza la tesi che Bruno a Londra si sia posto al servizio dei servizi segreti di Sir Walsingham.

Dopo l’esperienza inglese, e un breve e sfortunato ritorno in Francia, Bruno passa un lungo periodo in diversi stati tedeschi e a Wittenberg tesse uno strabiliante (e strumentale) elogio di Lutero, infarcito di accuse durissime contro il Papa. La sua adesione opportunistica al luteranesimo non gli impedisce però di essere scomunicato ancora una volta ad Helmstadt proprio dai protestanti locali. Bruno è infatti tradito dal suo carattere focoso e irascibile, dal suo senso smisurato del proprio valore. Nel 1591 è raggiunto da un invito di un nobile veneziano, il Mocenigo, che vorrebbe imparare da lui la mnemotecnica.

Perché il filosofo accetta il rischio di rientrare in Italia? Secondo il Corsano lo si comprende se si considerano i testi di magia nera che Bruno ha scritto in Germania prima del rientro a Venezia: sono scritti terribili in cui il mago italiano sviluppa tecniche per realizzare “legamenti” magici e soggiogare così le persone che si intendono asservire ai propri scopi. Forte di queste tecniche Bruno intenderebbe nientemeno che recarsi a Roma e conquistare il Papa, spingendolo a riformare il cattolicesimo in senso magico-egiziano: un progetto incredibile che fa dire alla Yates, una studiosa solitamente molto prudente, che il filosofo è ormai ai confini della follia, del delirio conclamato.
Il Mocenigo però rimane sconvolto da quanto vede e sente fare dal suo ospite – in particolare dalle sue bestemmie – e lo denuncia all’Inquisizione con accuse molto precise; il tribunale veneziano lo arresta senza esitazioni. (clicca qui)

IL PROCESSO A BRUNO Entrando in merito al processo a Giordano Bruno, proporremmo un breve estratto dello studio del laicissimo storico Luigi Firpo, filosofo del diritto e della morale, intitolato: “Il processo di Giordano Bruno” (Edizioni Scientifiche Italiane, 1949). Bruno venne denunciato dal suo amico Giovanni Mocenigo, ma il processo si concluse nel 1593 con un sostanziale “non luogo a procedere”. Seguirono altre denunce, così come una seconda fase del processo, venne tenuto nel carcere dell’Inquisizione dove non subì alcuna tortura, ma un trattamento dignitoso (descritto dettagliatamente). Più volte si tentò di archiviare il processo invitando l’accusato a respingere semplicemente le accuse, tuttavia -continua lo storico laico- Bruno aggravò volontariamente la sua situazione giustificando l’irriverenza verso il Pontefice, «le orrende bestemmie, i gesti insultanti, le affermazioni perturbatrici del sentimento cristiano delle anime pie», gli insulti a Cristo («ingannatore e mago, e che a buon diritto fu impiccato», disse). Vi fu ancora un estremo ed inutile tentativo di salvargli la vita, ma «Giordano respinse ogni raccomandazione», convalidando così «la massa ingente delle testimonianze» che lo accusarono. Bruno venne consegnato al braccio secolare e al Governatore di Roma, accompagnato da «visite quotidiane di teologi e confortatori». (clicca qui)

L’editore laico Roberto Calasso, visiting professor presso l’Università di Oxford, ha deriso la religiosità bruniana degli scettici razionalisti di oggi: «Che cosa c’è di più bigotto di quei fieri atei, tutti convinti che un mistico sovrano come Giordano Bruno fosse uno dei loro? La Chiesa, che lo ha bruciato, sapeva assai meglio con chi aveva a che fare. Loro invece gli hanno anche dedicato un monumento, come fosse il Milite Ignoto. E gli illuministi? Se davvero esistessero, dovrebbero evitare innanzitutto di credere nei Lumi. Ecco la nuova “gente pia”, neppur protetta nella sua bigotteria dalle mediazioni cerimoniali, dall’arcano pragmatismo di una Chiesa. Non sanno su quali presupposti agiscono e non amano che qualche irriverente sofista glielo chieda. Meglio che lo coprano con le loro pratiche superstiziose» (R. Calasso, La rovina di Kasch, p. 339).

Floriana Castro

Fonti principali Uccronline.it  CristianiCattolici.net  Il Tirreno

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