Le due suore apostate: “Vi raccontiamo il nostro ‘amore’ sbocciato in Africa”

La grave impostura che da anni ormai sta plagiando la mente di moltissimi ecclesiastici, trascinandosi dietro la salute di miriadi di anime continua purtroppo a fare strage nella totale indifferenza dei fedeli e di gran parte della gerarchia che auspica nuove misure e nuove riforme in una Chiesa ridotta ormai allo stremo; una sorta di associazione umanitaria, promotrice di una falsa carità senza la Verità, e quindi svuotata ormai del suo vero significato. La Chiesa Trionfante; la Chiesa Purgante; la Chiesa Militante, che dovrebbe essere quella terrena, ma basta ormai guardarsi intorno per comprendere che la Milizia è ormai un ricordo del passato. Per tale ragione si ricorda ogni anno con molto imbarazzo la gloriosa Vittoria di Lepanto contro l’esercito Ottomano, avvenuto il 7 ottobre 1571. Del resto a cosa serve festeggiare una vittoria contro i figli di Allah, dato che da anni ormai, contravvenendo allo stesso Catechismo si conducono politiche immigrazioniste che stridono fortemente con l’opera di intensa evangelizzazione che la Chiesa ha compiuto per ben duemila anni? E se crolla la fede nell’Unico Vero Dio e nella Verità contenuta nel messaggio di Cristo ci si potrà forse sorprendere degli scandali più o meno gravi da parte di fedeli e consacrati? Nell’ottobre del 2015, -proprio a pochissimi giorni dall’apertura del Sinodo sulla famiglia e a pochi mesi dall’approvazione definitiva delle unioni incivili, – ricorderete l’outing e la felice ammissione della scandalosa convivenza omosessuale di Krzysztof Olaf

Charamsa, (foto) url-1un presbitero e teologo polacco ex segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. Ovviamente la scelta di tale data per annunciare tale lieto evento non fu un caso: bisognava in tutti i modi mostrare a tutto il mondo cattolico quanto si viva meglio ascoltando la voce della propria concupiscenza anziché quella di Dio, e quanto si possa facilmente trovare il paradiso su questa terra. L’occasione fu ghiotta per i “grandi” quotidiani per rilanciare sulla questione dei diritti degli omosessuali e dell’oscurantista presa di posizione della Chiesa contro le unioni omosessuali. Chi doveva parlare scelse di tacere, e forse nemmeno si rende conto che la Massoneria che ha accolto in seno numerosi ecclesiastici spinge verso il riconoscimento di tali unioni anche sul piano ecclesiastico esattamente come già avviene nella Chiesa Anglicana, Luterana e altre sette pseudo-cristiane. Repubblica non si fa scappare la storia di Isabel e Federica, le due suore apostate scopertesi lesbiche, che hanno abbandonato il velo e con esso il voto di castità e della decenza per coronare il loro “sogno d’amore”, una decisione maturata in seguito alla famosa frase di Papa Francesco “Chi sono io per giudicare un gay”? Dalle colonne di Repubblica le due ex suore ci danno delle indicazioni molto utili per imparare ad essere dei veri cristiani: “Cristo è venuto a condannare l’ipocrisia e non l’omosessualità”(…) Parola di Isabel e Federica. Non una parola sulla frase evangelica contro tutti coloro che causano scandali.. “Sarebbe meglio per loro non essere mai nati”. Le due non mancano di lamentarsi sulla loro condizione post-convento perchè non hanno ricevuto una liquidazione, né alcun sostegno economico, da parte delle Chiesa, ci dicono risentite! Come se il consacrare la propria vita e la propria verginità a Dio possa essere in qualche modo equiparato ad un impiego presso un’azienda! Ma chissà che un giorno riceveranno una ricompensa… Federica e Isabel hanno un sogno ci diconoSogniamo l’arrivo di un vento divino, magari un poco caldo, affinché l’iceberg (rappresentato da quei valori che ancora resistono NdR) si lasci fondere con il resto dell’oceano”. Siamo certi che arriverà il “vento divino, magari un poco caldo” forse molto caldo, e forse non fonderà il buono che resiste nella Chiesa, ma il marcio!

Ed ecco l’intervista pubblicata da Repubblica

PINEROLO (TORINO). Suor Federica e suor Isabel si cercano con lo sguardo, mentre aiutano i loro ospiti ad apparecchiare la tavola per pranzo: “Il nostro amore – confidano – è un dono di Dio: nessuno può impedirlo”. Non è stato facile: “Ci siamo sentite sole, di più, abbandonate. Ma qualche consorella ci ha incoraggiato: “Se avessi la vostra età lo farei anch’io””. Per la prima volta la loro storia esce dalle mura di un convento, diventa pubblica. Fa scandalo. Federica e Isabel hanno 44 e 40 anni: accento del sud Italia la prima, sudamericano la seconda. Il 28 settembre, con una cerimonia tenuta in gran segreto nel municipio di Pinerolo, in provincia di Torino, si sono unite civilmente.

Come è nato il vostro amore?
“Da suore missionarie, durante un viaggio in Guinea Bissau. Insieme ci siamo trovate a lavorare al fianco dei più poveri, come è sempre avvenuto da quando, ventenni, abbiamo preso il velo. Lì abbiamo capito che al mosaico della nostra vocazione si aggiungeva una nuova tessera”.

Per vivere alla luce del sole la vostra relazione avete abbandonato il velo. Come avete maturato questa decisione?
“Noi abbiamo sempre vissuto la nostra vita religiosa nella fedeltà. Avremmo potuto seguire un consiglio che si sente spesso dire nei conventi: vivete assieme da suore, basta non dire nulla e non dare scandalo. Una via comoda e falsa. Ce ne sono tanti di casi come questi: preti o religiose che vivono clandestinamente i loro rapporti con uomini o donne. Ma nel vangelo Gesù condanna l’ipocrisia, non gli omosessuali. E così abbiamo deciso di lasciare la vita religiosa e cominciare un cammino di libertà e di fede con serenità, senza scandalo, sotto lo sguardo misericordioso di Dio”.

È stato complicato?
“È stata una scelta difficile, ma non infelice”.

Avete avuto paura?
“Avere paura è legittimo. Non c’è solo il giudizio degli altri da affrontare, ma la solitudine: lasciare l’abito religioso significa trovarsi da un giorno all’altro nella condizione di chi non sa come mettere assieme il pranzo con la cena, senza un lavoro, senza contributi per la pensione. Chi esce dai conventi, anziché essere aiutato a reinserirsi nella vita civile, viene lasciato solo. Se ci si licenzia si ha diritto a una buonuscita, se invece si lascia una congregazione religiosa non si ha diritto a nulla”.

Come hanno reagito le altre suore?
“Noi siamo state abbandonate, espulse. Anzi, ostacolate. Ma qualcuno ci ha invece confortato. Una consorella anziana ci ha rivelato: “Se avessi la vostra età, uscirei anch’io”. Una volta fuori dal convento non sapevamo a chi rivolgerci. Abbiamo scoperto attraverso internet don Franco Barbero (il prete di Pinerolo dimesso dallo stato clericale nel 2003 e divenuto famoso per le celebrazioni dei matrimoni gay,
ndr). Lui ci ha invitato a Pinerolo. E se adesso possiamo ricominciare una nuova vita lo dobbiamo anche a lui, che ci ha accolto aiutandoci a trovare una casa e sostenendoci nel trovare un lavoro “.

La vostra unione ha suscitato clamore. Cosa rispondete a chi si è scandalizzato?
“Il Papa ha detto: “Chi sono io per giudicare?”. Ecco: nessuno dovrebbe permettersi di giudicare. Quella frase ci ha aperto il cuore “.

Che cosa direste a quelli che nella Chiesa vivono di nascosto la propria omosessualità?
“Li invitiamo a non avere paura. La verità è dentro ciascuno di noi. E Dio sa prima di noi che cosa c’è nel nostro cuore. È con questa consapevolezza che ci siamo sentite libere. E lo abbiamo accettato “.

Ne parlate per la prima volta, perché proprio adesso?
“Abbiamo deciso di farlo dopo aver ascoltato le parole di papa Francesco. Nella Chiesa ci sono migliaia di persone, suore e preti, che si trovano nella nostra stessa situazione. Non si può dire che rappresentiamo una minaccia per la famiglia o che il nostro amore metta in pericolo il matrimonio. Ce lo siamo chieste: saremo noi la pietra dello scandalo? “.


La risposta?
“No, ci siamo risposte di no. Noi non abbiamo né l’intenzione né la possibilità di cambiare la società o la Chiesa. Ma nessuno può impedirci di essere un segno di speranza per tanti uomini e donne che stanno cercando di vivere nella verità. Amiamo la Chiesa e amiamo il Papa: proprio per questo crediamo che la Chiesa debba uscire dall’ipocrisia e purificarsi”.

Cosa non va nella Chiesa?
“La Chiesa è come un grande iceberg che lotta da secoli per mantenersi compatto, eliminando a colpi di piccone chi è scomodo e rischia di farlo scongelare. Quanti sacerdoti sono stati emarginati a causa del loro pensiero? Quante persone non possono più entrare in comunione con la Chiesa, ma non per questo con Dio, per le loro scelte personali, le condizioni familiari, o l’orientamento sessuale? Solo perché hanno deciso di vivere apertamente e senza ipocrisia? Noi abbiamo un sogno. Sogniamo l’arrivo di un vento divino, magari un poco caldo, affinché l’iceberg si lasci fondere con il resto dell’oceano”.

Cosa vi aspettate dalla Chiesa?
“Un confronto aperto con chi ha scelto di uscire dal gregge. Ma fa ancora tanta paura”.

-Floriana Castro Agnello- antimassoneria.altervista.org © Copyright 2016

Intervista tratta da Repubblica del 7 Ottobre 2016


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