Per non dimenticare…anche le vittime degli Ebrei!

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Veniamo letteralmente bombardati da tutta una serie di programmi televisivi, dibattiti, testimonianze, interviste, reportage, tavole rotonde e film (come Schindler’s List) che ripropongono il dramma vissuto dagli ebrei durante la persecuzione messa in atto dal regime hitleriano.
Il leit-motiv di questa kermesse tutta ebraica è la frase «per non dimenticare». Fanno la loro comparsa anche lo spauracchio di un serpeggiante antisemitismo mai estinto e il pericolo di un rigurgito neonazista.
Ma se da un lato si propongono alla nostra attenzione queste tematiche, dall’altro si osserva il più assoluto silenzio su altri olocausti non meno sanguinosi. Si pensi, ad esempio, al feroce genocidio degli armeni (un milione di morti!) operato dai turchi nel XX secolo, o agli altri morti senza un nome o una tomba, gettati in fosse comuni nel famigerato «triangolo della morte» in Emilia sempre dai partigiani rossi. Per non parlare dei prigionieri tedeschi morti di fame e di stenti nei campi di concentramento allestiti dagli alleati lungo le rive del Reno nell’immediato dopoguerra .
Tuttavia, i massacri di cui si è macchiato il comunismo, soprattutto negli Stati dell’Est, superano ogni aspettativa. Si parla di 70 milioni di morti nella sola Russia, di 30 milioni di morti in Cina, 2 milioni in Cambogia (dal 1975 al 1979) e di un numero imprecisato negli altri Paesi satelliti caduti dopo la Rivoluzione d’ottobre del 1917 sotto l’egida marxista-leninista. Ciò che tuttavia viene taciuto nella maniera più assoluta è che in molti casi i macellai che si alternarono nelle varie stragi di cristiani, perpetrate all’ombra e in nome dell’ideologia, erano in grandissima parte di origine ebraica.il 52% dei membri capi del Partito Comunista sovietico era composto da ebrei, sebbene questi ultimi fossero solamente l’1,8% della popolazione totale
Resta inteso che in quell’immenso impero ebraico chiamato «Occidente», i fatti cruciali inerenti il comunismo di matrice ebraica non devono essere mai documentati nei film, mai discussi in corsi universitari o descritti in periodici. Su tutto questo grava una censura totale, o peggio, la completa auto-censura.
Il dare voce all’altra faccia della Storia, quella autentica, spesso detta «revisionista», contro le menzogne propinateci dai media, è merito di pochi e, come abbiamo visto, perseguitatissimi storici.
Il dare voce ai milioni di vittime, morte in silenzio, a causa del comunismo ebraico è considerato come «odioso» dall’orgoglioso sionismo che vomita uno sbarramento di liquame menzognero che, quotidianamente, cola dalla nostra televisione, dai nostri giornali, dai nostri libri e dalle nostre riviste sulla nostra «memoria storica» creata ad arte dalla propaganda su ciò che era il cattolicesimo prima di sottomettersi agli adoratori del vitello d’oro, e su ciò che erano i nostri popoli prima di essere dominati dalla Massoneria.

Il difendersi contro tutti questi tentativi, peraltro quasi sempre ben riusciti, di disonorare la nostra eredità spirituale e i nostri antenati, non è certamente frutto dell’odio, ma è anche l’esercizio del naturale diritto di difendere sé stessi, il proprio onore e le proprie radici da questa guerra psicologica.
Floriana Castro
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