Post terremoto, l’ora della sovranità monetaria, non dell’elemosina di Stato

di Nicola Arena

Roma, Amatrice – di Nicola Arena – Ad Amatrice si è celebrato l’ultimo saluto religioso a 37 delle 293 vittime (finora accertate) del gravissimo sisma che ha colpito il centro Italia. Intanto la Procura di Rieti ha aperto un’inchiesta per disastro colposo e ha sequestrato la scuola Romolo Capranica: pare – secondo le prime indiscrezioni trapelate – costruita nel mancato rispetto della normativa nazionale anti-sismica e con materiale scadente, ma su questo si pronuncerà la magistratura.  Intanto il governo assicura “tempi certi per la ricostruzione“, ma numerose restano le perplessità, e di seguito vedremo meglio il perché. Da parte nostra – e della redazione di Qui Europa – in queste giornate di lutto e d’immenso dolore per le tante vittime, non resta che unirci nel cordoglio alle famiglie che hanno perso i propri cari, e a quanti in questo momento stanno passando ore d’angoscia per questa immane tragedia, destinata a segnare le esistenze di molti. Uniamoci in preghiera con e per tutte le persone che soffrono e in solidarietà con esse cerchiamo di attivarci nel nostro piccolo, anche materialmente.

 Ricostruzione: il cuore del problema                     

La gente semplice si stà dimostrando molto solidale con i familiari delle vittime e con gli sfollati. Le raccolte fondi – salvo qualche vilissimo caso di sciacallaggio, anche su internt (con falsi profili di richiesta fondi, creati per truffare ignari donatori) – fino ad ora stanno andando molto bene. Indubbiamente tutte lodevoli iniziative che servono a farci sentire più vicini e più umani. Detto questo spero che il dramma serva anche a farsvegliare le coscienze di chi ci governa: infatti non si ricostruisce una città con sola elemosina. Il governo adesso deve fare una scelta radicale in deroga a tutti i trattati europei e internazionali e al “Patto di Stabilità“, l’assurda gabbia che vincola l’Italia a folli restrizioni di bilancio. Il governo deve e dovrebbe fare una cosa soltanto: emettere a credito tutto il denaro che serve per la ricostruzione degli edifici e per dare dignità e assistenza a questa povera gente. Politici e magistratura fate, dunque, il vostro dovere! Concedete finalmente quella sovranità monetaria che manca da troppo tempo ormai! Altrimenti il tutto resterà una triste semina nel campo delle illusioni e delle false promesse di circostanza e a pagarne le conseguenze saranno ancora una volta i cittadini.

 Post terremoto, l’ora della sovranità monetaria  

Numerose sono state le vittime (293) e ci auguriamo che il loro numero si fermi per sempre. Molte abitazioni, strutture ospedaliere e fabbricati di ogni genere sono stati distrutti o danneggiati. Dopo, quindi, i primi soccorsi di questi interminabili giorni – e dopo tutti gli aiuti d’emergenza – la macchina organizzativa per la ricostruzione totale delle infrastrutture dovrà funzionare alla perfezione e per far questo occorre operare nei molteplici settori di competenza, come gli italiani stanno già facendo. Nessuno però venga a raccontarci che mancano i soldi per la ricostruzione e per ridare dignità a quella povera gente colpita dal terremoto. Nel momento in cui lo Stato per motivi urgenti come disastri, calamità naturali, povertà dilagante, ecc.., ha necessità di denaro, il dovere morale dovrebbe imporre al governo di mettere da parte tutti i trattati internazionali che limitano la sovranità popolare e privano la società dalla possibilità di poter effettuare scambi commerciali fra i membri della stessa comunità.

Moneta: valore convenzionale a utilità ripetuta 

La moneta è una promessa di pagamento per ricevere in cambio beni e servizi, e dev’essere emessa, dunque, da un organo rappresentante la comunità; essa ha un valore convenzionale ad utilità ripetuta. Per spiegare in maniera semplice la funzione monetaria, oggi abbiamo l’esempio crudo e reale del sisma che ha mietuto già fino a questo momento 293 vittime. Andiamo sul concreto e spieghiamo con parole semplici come dovrebbe mettersi in atto la procedura:

1) lo Stato effettuerebbe gare d’appalto per le singole ricostruzioni,

2) le ditte aggiudicatrici, attraverso le loro maestranze, metterebbero in campo uomini, mezzi e conoscenze specifiche, realizzando le opere commissionate;

3) Le opere ultimate sarebbero consegnate allo Stato;

4) lo Stato a questo punto emetterebbe la moneta corrispondente (promessa di pagamento);

5) i titolari delle ditte distribuirebbero ai loro dipendenti, di riflesso, una quota parte del denaro emesso;

6) Tutti i riceventi la moneta si rivolgerebbero ai negozianti e agli altri membri delle categorie produttive per ricevere beni e servizi (pane, vestiti, cibo, ecc..):

ultima fase, questa, di una forma di “baratto” nella quale tutti hanno ricevuto, rispettivamente, il corrispettivo per le opere prestate. Lo Stato, seguendo l’iter sopra illustrato, potrebbe ottenere facilmente le strutture necessarie, i terremotati potrebbero ottenere finalmente la propria casa e la cittadinanza nuovi ospedali, scuole, ponti, stazioni ferroviarie e servizi vari.  Con la semplice emissione di strumenti convenzionali, cioé di carta e inchiostro – o bit elettronici digitati su una tastiera – la popolazione potrebbe ottenere sia le opere compiute sia l’equivalente in moneta circolante che serve a far lavorare e produrre altre persone, mettendo in moto l’economia ed apportando un surplus di ricchezza. E’ tutto molto semplice, ma – nella pratica – tutto, volutamente e maledettamente complesso…

 Non elemosina: moneta proprietà dei cittadini 

In effetti è ora di comprendere come la moneta concepita e veicolata nel modo giusto raddoppi il valore dei beni. Si chiama “moneta proprietà”. Oggi – e da troppi secoli ormai – ci ritroviamo in un regime usurocratico nel quale i popoli sono espropriati e indebitati del loro stesso denaro in una condizione di schiavitù permanente (1) perché costretti a pagare un debito non dovuto a una cerchia ristretta di privati che si sono arrogati ilegitimamente la proprietà del danaro; i popoli sono costretti, pertato, a ripagare un debito inestinguibile, nato in maniera artificiosa in seguito alla semplice operazione di emissione di pezzi di carta, da parte della banca centrale. Purtroppo In questo regime monetario l’unico modo per costruire le opere pubbliche è quello di amplificare il debito pubblico con il sistematico e conseguente aumento delle tasse. Di fronte a questi drammi la ragione etica deve prevalere sull’imposizione legale realizzata attraverso quei trattati che fungono da cappio al collo dei popoli europei. Svegliamoci da questo torpore, armiamoci di coraggio e affrontiamo le emergenze sorretti da una forza purificatrice degli animi che spinge le nostre forze al servizio del prossimo. Non basta chiedere l’elemosina, occorre infischiarsene dei padroni del denaro.

(1)  Cfr.: La Schiavitù Monetaria: una mostruosità storica dal 1694

 L’ora propizia                                                            

Da troppo tempo ormai la gente subisce le angherie di ignobili parassiti. E’ giunta l’ora di unirsi nella solidarietà espressa ai vari livelli con assoluta sincerità e spirito di servizio. Abbiamo visto – e il terremoto ce lo ricorda con drammatica eloquenza – come non siamo eterni a questo mondo e in qualsiasi momento potrebbe arrivare, come un ladro nella notte, il “postino” che ci recapita l’estrema lettera di precetto: quella per l’altro mondo. Stiamo quindi pronti a ogni evenienza e con l’animo pulito. Che questo terremoto  serva anche a scuotere le coscienze di governanti e banchieri. Dio aiuti la povera gente e dia forza agli uomini di buona volontà. Per contro i “signori del denaro” cessino di sfidare l’ira di Dio e invertano, finché sarà ancora possibile, i loro piani di egemonia globale. La moneta torni ad essere uno strumento di moltiplicazione della ricchezza e delle opportunità, così come fu concepita all’origine, e non più uno strumento utilizzato per dominare sul prossimo.

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