I falsi profeti e la strumentalizzazione dei Santi per giustificare l’Apostasia

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Oggi fa molto comodo creare confusione all’interno della Chiesa. I nemici sono ben contenti di vedere la Chiesa cattolica in preda a una profonda crisi dottrinale e disciplinare, sperando che tutto ciò affretti la sua definitiva scomparsa dalla scena sociale e politica. L’ultimo falso profeta a portare acqua al loro mulino e’ il priore Enzo Bianchi che si presenta come il priore della Comunità di Bose, che alcuni cattolici ritengono essere un nuovo ordine monastico, mentre canonicamente non lo è, perché non rispetta le leggi della Chiesa sulla vita comune religiosa. Alcuni lo ritengono un maestro di spiritualità…Enzo Bianchi veste i panni del “profeta” che lotta per l’avvento di un cristianesimo nuovo (un cristianesimo che deve essere moderno, aperto, non gerarchico e non dogmatico, cioè, in sostanza, non cattolico).
Il fatto che i media a operazioni del genere fa comprendere fino a qual punto di confusione dottrinale e di insensibilità pastorale si sia arrivati nella Chiesa.
Non si capisce piu’ ne’ cosa sia il Vangelo, ne’ cosa sia l’ubbidienza e nemmeno il significato della parola umilta’..Sappiamo che molti ”cattolici nella Nuova Chiesa si sentono perfettamente a loro agio. E’ bello poter agire liberamente senza piu’ il timore di offendere Dio; e’ bello sentirsi predicare certe nuove dottrine che ci solleverebbero dall’obbligo di mettere in pratica la Santa e millenaria dottrina, e’ bello per molti sentirsi dire che il Vangelo sarebbe stato mal interpretato per duemila anni. Alcune persone recentemente mi hanno detto che se Bergoglio dice una cosa e’ sicuramente giusta poiche’ esiste il ”dogma dell’infallibilita’ papale”; Bergoglio sarebbe quindi piu’ infallibile del Vangelo stesso!
Tali convinzioni sono dovute ad ignoranza? O alla comodita’ che le aperture e il Sinodo potrebbero dare a tutti i peccatori impenitenti che potranno illudersi di salvarsi senza il pentimento e la generosa riparazione dei loro peccati?

Adesso abbiamo la possibilita’ di sapere nome e cognome di quei cattolici protestantizzati che votarono in favore del divorzio e dell’aborto e continuano a seguire l’utopia di un cattolicesimo inglobato ad ideologie politiche liberal-sinistroidi, invocando l’infallibilita’ di certi ecclesiastici e alla loro misericordia nel voler aprire ad impenitenti peccatori, che sotto la maschera della falsa pieta’ desidererebbero mostrarsi persino piu’ misericordiosi di Dio stesso (!)

Bisognerebbe ricordare i passi del Vangelo e quella porta stretta indicata da Gesu’, davanti alla quale ci ha esortato di entrare. Ma Seguire il Vangelo non e’ facile! Lo so, chi ha mai detto che lo sia! Chi scrive sa benissimo quanto sia difficile camminare sulla strada tracciata da Cristo, quanto sia facile cadere e quanto sarebbe impossibile rialzarsi se la Grazia di Dio non venisse in aiuto del penitente, che nonostante il suo peccato altro non desidera che rialzarsi e santificarsi per poter cosi’ vivere eternamente in comunione con Lui. Eh si, Perche’ il peccato e’ un problema nostro e non di Dio, quale umilta’ potrebbe rivendicare quel peccatore che desidera un Dio al passo coi tempi loro, ovviamente.
Umilta’ significa infatti gioiosa sottomissione a Dio e alla Sua Legge e consapevolezza del dono della Grazia nel cammino di Santita’ unito al Sacrificio di Cristo senza il quale nessun uomo puo’ salvarsi.

Se alcuni discepoli abbandonarono Gesu’ per la durezza della Dottrina da Lui predicata, e se Gesu’ non pretese che essi rimanessero chiedendo agli altri:” Volete andarvene anche voi?” Oggi siamo chiamati a rispondere con le parole di San Pietro:” da chi andremo Signore, tu solo hai parole di Vita eterna”. Aggiungendo:” No grazie, non siamo in cerca di illusioni, vogliamo seguire la dottrina che ci e’ stata fedelmente tramandata dagli apostoli e che la Chiesa ha custodito per millenni”
Cerchiamo quindi di capire a cosa ci si riferisce col termine “autorita’ papale”, e spiegare che nessun pontefice e’ al di sopra della Verita’ , scacciando dai nostri cuori possibili compromessi con il mondo moderno e illusioni di Liberta’ senza Verita’.

Il dogma dell’infallibilità papale (o infallibilità pontificia) afferma che il papa non può sbagliare quando parla ex cathedra, ossia come dottore o pastore universale della Chiesa (episcopus servus servorum Dei). Dunque, il dogma vale solo quando esercita il ministero petrino proclamando un nuovo dogma o definendo una dottrina in modo definitivo come rivelata.
Infatti, secondo la dottrina, il magistero straordinario della Chiesa, pur esercitato esclusivamente dal Papa, in certi casi non possiede il carattere dell’infallibilità qualora il Papa stesso non usi esplicitamente e dichiaratamente (in modo da farlo comprendere subito a tutti i fedeli) questo carisma, di cui Cristo ha dotato la Chiesa perché sia sacramento universale di salvezza. Gli insegnamenti dei vescovi invece non sono coperti dall’infallibilità papale, e difatti non sono assolutamente citati nella definizione del dogma, così come espressa dalla costituzione apostolica Pastor Aeternus, anche se la totalità dei vescovi, che sono in comunione con il papa, ha questo carisma.
Da questo importante documento del Concilio Vaticano I -facilmente scaricabile dalla rete- si evince quindi chiaramente che la definizione di “infallibilita” papale e’ solo a determinate condizioni, ossia se essa e’ in collegamento con il Vangelo e con la tradizione della Chiesa. Quindi la pastorale di un Papa potrebbe benissimo NON ESSERE INFALLIBILE.(clicca qui) Nell’azione pastorale il papa e’ fallibile come adesso e come e’ successo nei secoli passati nel caso di Papa Pio VII che scese a compromessi con Napoleone I, per poi ricredersi riconoscendo l’errore.

Il valore della Tradizione è tale che anche le Encicliche e gli altri documenti del Magistero ordinario del Sommo Pontefice in cui non si vuol definire né obbligare a credere sono infallibili soltanto negli insegnamenti confermati dalla Tradizione (Pio IX, Lettera Tuas libenter, 1863), cioè da un continuo insegnamento della dottrina, svolto da diversi Papi e per un ampio lasso di tempo.

Siamo molto a corto di memoria, abbiamo gia’ dimenticato il Vatileaks, i tentativi di Paolo Gabrieli di proteggere sua Santita’ Benedetto XVI, come lui stesso affermo’, ma proteggerlo da chi? Forse di quei lupi che nomino’ il giorno della sua elezione e davanti alla quale egli aveva timore di dover fuggire? (approfondimento)
Abbiamo gia dimenticato quelle lettere che “profetizzavano” la morte di Ratzinger entro un anno? (approfondimento)
Alla fine entro quell’anno arrivarno le sue dimissioni ma grazie a Dio non la morte, poiche’ Dio ha permesso il male, ma fino ad un certo punto, e osservando l’inarrestabile vulcanicita’ ecumenica e modernista di Bergoglio va prendendo sempre piu’ forma l’idea che la missione dell’ancora Papa, Benedetto XVI non sia terminata.(i motivi reali della dimissioni di Benedetto XVI) Ratzinger, non ha rinunciato al titolo di papa, ne’ all’abito talare bianco, ne agli stemmi, ne’ alla residenza in Vaticano.(Complotto contro Benedetto XVI entro 12 mesi morirà) Il codice di diritto canonico del 1917, Can. 188, prevede che la rinuncia fatta per timore grave, ingiustamente incusso per dolo o per errore sostanziale, oppure con simonia e’ NULLA per il diritto stesso. (ricatto ai danni di Benedetto XVI)

Dopo aver spiegato la ”non infallibilita” pastorale vediamo di capire il significato della parola “umilta”.
E’ molto di moda per ora parlare di Padre Pio e della sua agonia durata due anni in una cella di clausura del convento per ordine di Papa Giovanni XXIII.
Sappiamo molto bene che il grandissimo santo, San Pio da Pietralcina sin dall’inizio individuo’ nel Concilio Vaticano II un possibile grande pericolo per la Chiesa di Cristo. La domanda e’: avrebbe accettato Padre Pio, una dottrina diversa da quella tramandataci dagli apostoli? Ovvio che NO!
Conosciamo molto bene l’intransigenza di Padre Pio nel difendere la purezza della dottrina e la purezza delle virtu’ come ebbero modo di conoscerla tutti quei falsi penitenti che per curiosita’ si accostavano al confessionale uscendone smascherati della loro malizia, essendo padre Pio dotato dal “dono della conoscenza”
La strumentalizzazione dell’obbedienza di Padre Pio e’ quindi inopportuna e priva di senso. Primo argomento: i problemi che diedero avvio alla persecuzione contro p. Pio non riguardavano questioni di Fede, quanto piuttosto accuse relative alla sua condotta di vita personale e la non autenticita’ dei fenomeni mistici che gli contestavano.

Nel caso dei tradizionalisti la posta in gioco è invece assai diversa ed incomparabilmente più importante. Qui si tratta di difendere il deposito della Fede chiaramente messo in pericolo da dottrine quali l’ecumenismo, la libertà religiosa, la collegialità episcopale, la natura sacrificale della S. Messa, la sacralita’ del matrimonio composto da uomo-donna e la sua indissolubilita’.
Nessuno ha il diritto di svendere questi fondamentali valori nè appare giusto delegare esclusivamente alla Divina Provvidenza un compito, la difesa della Fede,  che spetta, in realtà, ad ogni singolo fedele. Sarebbe come chiedere ad un padre di non lavorare, pur essendo in condizione di farlo,  perchè, in fin dei conti, ci penserà Dio a sfamare i suoi figli.

Secondo argomento. A chi obietta che le Verità di Fede sono esclusivamente quelle espresse dal “Magistero vivente” e non quelle apprese nel Catechismo, esplicitate costantemente dalla Chiesa Docente ed elaborate dalla nostra retta coscienza, si può agevolmente rispondere che, se così stessero veramente le cose, non avrebbe senso alcuno l’istruzione religiosa. Basterebbe sintetizzare ogni catechismo nella formula: “Obbedisci al tuo Parroco e… spegni il cervello!”.
La Fede infatti, come ben sappiamo, trascende la nostra ragione ma non la contraddice. La ragione anzi è un dono di Dio e certo chi non lo utilizza, come, al contrario, chi lo assolutizza, non può essere gradito all’Altissimo.

Come si può dunque vedere chi invoca, spesso in mala fede, P. Pio per convincere chierici e fedeli alla quiescenza passiva di fronte ad ordini palesemente ingiusti, parla a sproposito e cerca di far leva inopinatamente sulla grande devozione popolare di cui è circondato il grande mistico cappuccino. Egli fu, al contrario, sempre molto intransigente nella difesa della Fede Cattolica e non mancano, nella sua vita, episodi in cui egli rimproverò aspramente uomini di Chiesa rifiutando di soggiacere alle loro pretese.
Basta ricordare, a tale proposito, il netto rifiuto opposto dal frate, nel 1920,  a p. Gemelli che, su incarico del S. Uffizio, gli aveva perentoriamente ordinato di mostrare le sue ferite.

Fedelta’ quindi e non modernita’,la parola di Dio e’ eterna, Dio non cambia opinione.
«Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli;32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». 34Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. (Giovanni 8,31-34).

Floriana Castro
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