“Quo Vado” 7 milioni di incassi: la crisi più grave è quella culturale

urlE’ difficile ormai rilassarsi un pochino senza subire l’incessante e martellante propaganda in favore del mondialismo più sfrenato. Questa volta il testimonial dell’ideale del Novus Ordo è Checco Zalone, il comico più amato degli ultimi tempi.Devo dire che il suo ultimo film “Quo Vado” non mi è proprio piaciuto. L’inizio del film promette risate facili nel classico stile di denuncia un po auto-razzista in chiave comica (anche se a volte volgare) che lo ha reso famoso. Ma dopo i primi 10 minuti, gli unici momenti che hanno strappato qualche sorriso al pubblico sono state le battute e i riferimenti (osceni) alla zoofilia, che a me non hanno fatto ridere affatto, anzi…!
Checco ha cercato di affrontare un tema della quale non si è rivelato all’altezza, mettendo a confronto due estremi: da un lato l’italiano tamarro, amorfo, privo di interessi e ideali, disposto a tutto pur di raggiungere il tanto agognato posto fisso, con l’aiuto di politici e squallidi personaggi, ossia LA MAFIA; Dall’altro gli ideali mondialisti della sua fidanzata, Valeria, animalista, in prima linea nella lotta al surriscaldamento globale, filo-sionista, con qualche sfumatura bisex, madre di tre figli avuti con tre uomini diversi e di etnia e religione diverse: uno africano, uno cinese e l’altro norvegese alla quale la madre ha inculcato ad ognuno di loro una fede diversa: buddista, musulmana, e atea…, la famiglia moderna, multietnica e multiculturale tocca l’apice del “politically correct” dopo il matrimonio gay di uno dei suoi ex compagni padre di uno dei suoi figli. insomma una vita secondo i dettami dell’ideologia mondialista, anch’essa LA MAFIA… Non so se questa sia stata una prova malriuscita di raccontare la società odierna, ma dal confronto finale ne esce che l’unico modo che ha l’italiano medio, per colmare il suo vuoto di ideali è solo quello di passare in favore di quello proposto dai circoli di cultura mondialista. Alla fine Checco, -che all’inizio si scandalizzava di questa nuova vita che l’amore gli imponeva,- decide persino di abbandonare il tanto adorato posto fisso adattandosi alle esigenze dell’educazione e della tolleranza mondialista considerandola come l’unica forma di ideale e cultura possibile, esaltando il figlio ateo della compagna, definendolo “IL MIGLIORE”. Nel film non c’è spazio per la verità, non c’e’ alternativa al mondialismo, se non la mediocrità, l’ignoranza e la corruzione! L’unica alternativa sarebbe la conversione a un mondo civile-globalizzato secondo il concetto massonico di “civiltà”, ossia una mafia uguale, se non peggiore di quella nostrana…dal confronto infatti quest’ultima ne esce vittoriosa.
Che peccato! Avevo molto apprezzato Checco per il suo impegno in favore della famiglia tradizionale e avevo amato il suo film “Sole a catinelle”… ai tempi di Zelig tutti lo consideravano un piccolo comico di provincia, ma poi si cercò di analizzare bene il succo delle suo lavoro; forse Checco è un vero genio – dissero-  oppure forse il successo gli ha dato alla testa…  a volte le cose sono più semplici di quanto si possa pensare.
-Floriana Castro-
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