Il “rapper” Bello Figo, l’ultima idea per la nuova meravigliosa società multiculturale


Naturalmente gli immigrazionisti diranno che è un “troll” al soldo di Salvini, oppure che è solo un giovane sciocchino in carenza d’affetto come tanti altri. Invece è tutto molto più semplice: l’affermazione “pop” del rapper Bello Figo non è che lo sdoganamento mediatico definitivo della strafottenza immigrazionista a cui hanno deciso di far arrendere tutti gli Italiani. Certo, dal canto nostro va indubbiamente ringraziato, poiché questo damerino è un prezioso Bignami sulla violenza, sul razzismo suprematista e sul sessismo contenuti nelle intenzioni di molti migranti, presunti profughi e immigrazionisti come lui.


I suoi brani sono a tal punto una summa di sostituzionismo globalista e anti-italiano che basterebbero da soli a mandare noi liberi pensatori in vacanza per i prossimi 10 anni. Tuttavia, dato che le vacanze dall’intelligenza e dall’amor proprio non ce le possiamo davvero permettere, siamo qui a denunciare la “disattenzione” che autorità di controllo, femministe e antirazzisti hanno verso un messaggio di simile, inaudita e palese violenza contro le donne, contro il concetto di diversità e contro la gente perbene che si spacca la schiena ogni giorno e per davvero, altro che lagne dai campi di cotone o balle sui raccoglitori di pomodori a 3 euro l’ora.
“Noi vogliamo le fi*** bianche e vogliamo scop**** in bocca” (dal suo brano “Non Pago Affitto”). Ecco, cosa sarebbe accaduto se un cantante italiano avesse detto in prima serata Mediaset “noi le fi*** nere vogliamo sco**** in bocca”?! Oppure: “Unisciti a noi, e andiamo in stazione a rubare biciclette”: è o non è istigazione al reato, e quindi un reato essa stessa?! Ora, tollerare che un ghanese cammetta reati può configurare soltanto due aspetti: che lo si considera inquanto tale un “minus habens”, e sarebbe razzismo verso di lui; o che gli si concede un margine di censura penale più ampio rispetto a quello concesso ad un qualsiasi italiano, commettendo così razzismo verso gli italiani. Comunque la si metta, alla base di un’apparente tolleranza c’è sempre e soltanto del razzismo.
Ebbene sappiate che Bello Figo non è affatto un fenomeno isolato, ma sono decenni che i rapper predicano odio contro i bianchi, in America come in Italia. “Ascoltami, bambino, perché non vai a farti fo***”?! E questo è Gora, dal suo brano “Negro”. I riferimenti alla pedofilia, in particolare, sono continui: “Gli volevo mettere a peco ecco perke ero rimasto dietro! Sono minorenni nel rap e li scopo! chiamatemi quindi Pedo!”; e questo era il rapper “Nero AK” col suo brano “Negro” (che trovate tranquillamente suYoutube).

Il rap, del resto, iniziò a mostrare il suo lato criminale e intollerante già dai primi anni ’90, quando negli Usa tentarono di organizzare consorziate concertistiche per ammortizzare il costo di utilizzo dei grandi stadi americani, creando ammucchiate fra gruppi europei come i Warrior Soul o i Sisters Of Mercy e gruppi rap come i Public Enemy, e furono subito botte da orbi fra i fan delle rispettive band che percepivano le iconografie altrui come una reciproca provocazione. Fu il primo segnale di fallimento del multiculturalismo inghirlandato e cannarolo, ma, allora come ora, fecero tutti orecchie da mercante, e adesso i nodi vengono al pettine. Tornando al soggetto in questione, anche le sue posizioni politiche a favore di Renzi e dei “progressisti” (espresse a piena voce persino con un brano a favore del SI al referendum costituzionale) sono sincere, leali, logiche. Insomma non pensiate che sia mera provocazione, è pura algebra elettorale perché quelli come lui votano in voti sonanti che contano come i miei e i vostri, e che saranno sempre di più considerando che la sua generazione è in crescita numerica.

Come l’antropologa Ida Magli affermava di continuo nei suoi libri, l’Europa è diventata femmina, non combatte più, ma si lascia penetrare, stuprare; il movente sessuale, lo stupro, è il vero focus dell’epopea migratoria, e non in senso figurato, ma reale, come confermato recentemente da Patrick Calvar, il capo dei servizi segreti transalpini, che nei giorni scorsi ha affermato chiaramente che “la Francia è sull’orlo di una guerra civile che potrebbe essere innescata dalle violenze sessuali di massa nei confronti delle donne da parte dei migranti, come successo a Colonia a Capodanno”. Per carità, anche noi abbiamo chi fa satira sul lato opposto (per fortuna): “Il rap è primitivo, il rap è lavativo, ma senza detersivo, di merda odorerà; la musica di ghetti, reietti e poveretti, che poi da gran furbetti firman la pubblicità!”, cantano i metallari Deviate Damaen sul loro brano “Schiuma Su Sto Scroto, Progressista!”. Ma quella nostrana è satira plautina, pasquiniana, che esiste da millenni e che tiene i cervelli accesi per evitare che cessino di distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il bello da brutto.
Ecco vedete? Non si può dire; si possono “violentare belle f**** bianche”, ma è vietato dire che cosa ci ricordano i lineamenti e le movenze di un rapper. Questo è il dispotismo della “democrazia” renziana punita dai risultati referendari.

Fonte web

 

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